IL DISTACCO NEL POSSESSO


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pubblicato il 07 ottobre, 2017

Della parabola dei vignaioli omicidi, che ascolteremo nel vangelo proclamato domenica, mi ha sempre colpito il finale tragico. Alla vista del figlio del padrone, quelli che avevano ricevuto la vigna in affitto si dicono l’un l’altro: «Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!». Una pretesa assurda e cieca, senza senso. Come potevano pensare di farla franca?

Non occorre giungere a fatti di sangue per riconoscere che cosa non va dentro di noi, quando perdiamo perdiamo il distacco nel possesso. Se io, per esempio, con tutta la dedizione e l’energia che ci metto, considerassi la parrocchia come cosa mia, esclusivamente mia, senza mantenere il necessario distacco, farei disastri. Lo stesso vale per chi assume un servizio nella comunità cristiana e più in generale nei rapporti educativi. Le persone non sono tue, ma piuttosto ti sono affidate. Prendere in mano non significa stringere in pugno. Accompagnare è ben altro che spingere unicamente a quello che vogliamo noi.

Il nostro lavoro pastorale non va fatto per il successo della nostra idea, per la nostra bella figura o la nostra gratificazione. Lavoriamo – e perciò impariamo a lavorare insieme – per «l’erede», che è Gesù Cristo vivente nella Chiesa. Certo, mettendoci il cuore, ma non attaccando il cuore all’opera. Il distacco nel possesso è ben più che ascesi: è un esercizio di quella sapienza, che fa crescere il bene attorno a sè.

Natalino Bonazza






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