UNO SGUARDO SULLA SETTIMANA


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pubblicato il 07 ottobre, 2017

Da qualsiasi parte si affronti l’argomento il risultato sembra essere lo stesso: il popolo ha bisogno di autonomia!

Da una parte il caso eclatante e internazionale della Catalogna e dell’indipendenza dalla Spagna, qui da noi un molto più contenuto referendum che punta a portare le due regioni interessate – Lombardia e Veneto – a richiedere (soprattutto) maggiore elasticità fiscale e legislativa.

Il tenue filo che lega le due realtà è il metodo scelto, quello appunto che richiede il parere della popolazione.

Mi accorgo che sono sempre perplesso quando ci chiedono di “entrare in gioco” perché alcune situazioni non penso possano essere risolte dalla gente comune; troppe incognite, troppe domande che non trovano risposta o se la trovano è al tempo stesso giusta per un fronte ed errata per l’altro!

Non conosco la situazione iberica ma invece mi sono fatto un’idea precisa su quello che dovremo votare (forse) da qui a qualche settimana; senza entrare nel merito della mia decisione mi piacerebbe invece approfondire come le domande poste sui quesiti referendari siano sempre un po’ “tendenziose”, cioè spingano il votante verso una precisa inclinazione; ad esempio scrivere “Volete pagare meno tasse?” oppure “Volete essere più liberi?” o ancora “ Volete vivere meglio?” siano domande che portano istantaneamente a rispondere SI, certo che SI perbacco!

Poi magari si va a scavare e viene fuori che sul primo punto pagheremo meno tasse ma avremo anche meno servizi, sul secondo saremo più liberi ma non avremo più sicurezza e sul terzo vivremo meglio perché aumenteranno i parcheggi scambiatori!

Non si può pensare di poter risolvere le questioni delicate ricorrendo all’interpellanza popolare, lo dice la parola stessa: popolare, cioè del popolo che è sovrano certo ma anche, cosa ancora più brutta, indifferente e questa risulta la strada più battuta negli ultimi anni visto l’astensionismo selvaggio ad ogni consultazione, elettorale o referendaria che sia.

Non voglio che chi ci governa decida tutto per noi, questo è certo, ma sono convinto che alcune questioni non possano essere risolte con una croce sulla scheda di votazione.

Negli esempi di apertura da una parte abbiamo un problema enorme come quello spagnolo che non può essere sbrogliato con un referendum riguardante poi solo la popolazione interessata; se il governo in carica avesse indetto la stessa consultazione nel resto della penisola iberica chiedendo “Volete che la Catalogna si stacchi dalla Spagna” credo che il risultato sarebbe stato un deciso e chiaro NO; riguardo al Nord-Est e alla sua voglia di autonomia i margini di trattativa con il governo ci sono e sono molto ampi, del resto anche la vittoria con il 110% di consensi non porterebbe che ad un nuovo confronto con l’esecutivo parlamentare, avendo in mano un successo “viziato” da una domanda alla quale onestamente nessuno risponderebbe NO!

A quel punto sarebbe tutto come prima, anzi peggio avendo speso un po’ di milioni per allestire seggi e stampare schede…

Alessandro Seno






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