QUANDO FINISCE UN MATRIMONIO


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pubblicato il 26 novembre, 2017

In quest’ultimo anno le richieste d’aiuto per affrontare una separazione sono aumentate vertiginosamente nel mio piccolo studio. C’è chi si rivolge allo psicologo, chi ad altre figure e chi al prete. Mi sono rimaste impresse le parole di don Carlino Panzeri, responsabile della pastorale familiare di Albano Laziale, in una breve intervista trovata su Youtube. Dice: “dove finisce un matrimonio, anche una chiesa finisce ricordando che la famiglia cristiana è anche chiamata chiesa domestica”. E nella missione principale della Chiesa che è di stare vicino a chi soffre, è suo compito stare accanto anche a chi sta vivendo una separazione.
La fine di un matrimonio comporta il dolore di un fallimento, la fine di sogni e speranze, il naufragare degli affetti. E’ una sorta di lutto, una ferita d’amore ed è totalizzante perché riguarda me, l’altro, i figli, le famiglie d’origine, i parenti, gli amici, la comunità. Ma è totalizzante perché invade e pervade tutta la persona, a livello affettivo, emozionale, relazionale e spirituale. L’urgenza principale nell’affrontare tutto ciò è la necessità di trovare un SENSO, di dare un significato a tutto quello che sta succedendo. Ci si trova improvvisamente SOLI; don Carlino dice “come dentro ad una morte” e la domanda principale è: come ripartire dopo una morte? Come ricostruirsi?
Dovremo però prima fare un passo indietro e capire perché ci si è lasciati. A sentire un po’ di pareri di giovani e anziani, le cause sembrano essere l’impazienza, la non disponibilità a sopportare le lacune e i limiti dell’altro, le maggiori difficoltà anche economiche che una coppia deve affrontare al giorno d’oggi, la poca buona volontà e propensione alla comprensione, il non rispetto dei desideri altrui al punto da pretendere che l’altro faccia quello che vogliamo noi.
Per quanto in difficoltà non sempre si ha l’umiltà di chiedere aiuto e il più delle volte si tende a risolvere il problema individualmente, si tende a fare il proprio bene e non il bene comune, a dare ascolto alle proprie soddisfazioni e a vedere il problema come un ostacolo da superare e non come un momento di crescita, di confronto. Si evita di guardarsi dentro per la paura di non riconoscersi, di perdersi e si preferisce guardare all’altro, attaccandolo e reputandolo la causa dei nostri mali.
In tutto questo spesso la coppia e quel che ne rimane è sola e fragile. Manca il sostegno comunitario e il sostegno della Chiesa, a volte semplicemente perché non richiesto. “Chi ha avuto la terribile esperienza di un amore fallito deve essere accompagnato e non condannato versando sulle loro ferite il balsamo della misericordia” è la riflessione di Papa Francesco.

Monica Alviti






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