UNO SGUARDO SULLA SETTIMANA


« Quando finisce un matrimonio Rigiocattolo e giornata mondiale dei poveri »

pubblicato il 26 novembre, 2017

Sono già iniziate le Grandi Manovre in vista delle prossime elezioni politiche che presumibilmente si terranno nella primavera dell’anno che verrà.

I vari partiti già da qualche tempo si stuzzicano a vicenda e dopo l’approvazione del nuovo sistema elettorale i giochi sono ufficialmente aperti.

Se devo dirla, anzi scriverla, tutta, mi sembra che siamo messi maluccio; da italiano medio non posso che guardare sconsolato questo teatrino nel quale tutte le parti in scena sono in malafede.

Da un lato troviamo i partiti di centro-destra che, ringalluzziti dalla vittoria elettorale in Sicilia, puntano alle poltrone di Palazzo Chigi a suon di proclami quali abbassamento delle tasse e riduzione delle spese. Con un minimo di buon senso ci si accorge che per ridurre le tasse dovrebbero attingere a…cosa? Alla fine si va sempre a pescare dal debito di stato che però non può più permettersi di aumentare pena le sanzioni europee. Lo stesso dicasi per i tagli alle spese, oramai quello che si poteva sforbiciare è stato fatto, non resta che mettere mano agli stipendi dei parlamentari ma lì mi sa che non si caverà un ragno dal buco!

Identico discorso lo possiamo fare per quei partiti populisti che ritornano alla carica con il reddito di cittadinanza, cioè stipendio minimo garantito per tutti i lavoratori…Facendo un calcolo a mente verrebbero fuori svariati miliardi (non milioni) da trovare dove?

E passiamo all’altro lato del Parlamento dove la sinistra (o quel che ne rimane) vive l’eterno dilemma di dare voce a tutti con il risultato che chiunque dice la sua senza trovare un punto di accordo, tutti saldamente arroccati sulle loro posizioni “dure e pure” che lasciano il paese orfano di una reale e valida alternativa alla controparte politica.

Oltretutto i vari proclami che si iniziano a sentire non tengono conto alcuno della nostra – inteso come nazione italiana – partecipazione allo stato comune europeo; tutti, e sottolineo tutti, guardano al Belpaese come se fosse uno stato autonomo senza contatti con i paesi limitrofi e quindi governabile come meglio pare a chi vincerà.

Magari facendo ritornare la lira o, delirio, mettendola assieme all’euro!

La figura che sta facendo l’Inghilterra dove il governo traballa e le aziende fuggono sembra non sfiorare chi ci chiederà di dare il nostro voto facendoci promesse da marinaio come quelle di chi ha voluto l’uscita dall’Unione Europea della Gran Bretagna.

Purtroppo non si vede all’orizzonte qualcuno, con i piedi piantati nella realtà, che possa tirarci fuori da questa palude di politici attaccati alla poltrona, di ogni colore e da ogni latitudine!

Alessandro Seno






Archivio