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«FARE RETE»


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pubblicato il 20 gennaio, 2018

Ogni slogan ha il suo momento di gloria. Se ne riempie la bocca chi segue la moda della frase fatta. Per esempio, non ho ancora capito che cosa significa «giocarsi in prima persona»… Se fosse ancora tra i vivi, Léon Bloy avrebbe l’occasione di aggiornare la sua (mitica) esegesi dei luoghi comuni e ci farebbe sorridere.

Alcuni anni fa l’affermazione risolutiva che andava per la maggiore era: «occorre fare rete». Probabilmente c’è chi la rete l’ha fatta e sta cercando di farla ancora, magari senza dichiararlo troppe volte, e chi forse continua a ripetere stancamente uno slogan ma non si dà granché da fare.

Mi colpisce ogni volta quello che Gesù dice ai primi che chiama a diventare suoi discepoli: «Vi farò diventare pescatori di uomini». Si tratta di un cambiamento personale ed insieme comunitario, con cui anche noi dobbiamo fare i conti tutta la vita. Alla luce di questa parola a me sembra che oggi nella Chiesa si tratta non solo di «fare» rete, ma di «diventare» rete. E’ una questione di verità e non solo di efficienza funzionale. La comunione non consiste nell’adattarsi – per quanto ragionevole – alla riduzione di forze e disponibilità, ma fiorisce grazie ad una docilità piena alla vocazione cristiana che è sempre per la comunione missionaria. C’è un mare, che è il nostro mondo così volubile e a tratti oscuro, ma pieno di vita, nel quale occorre gettare insieme la rete dell’annuncio, della testimonianza cristiana, della carità vissuta. Solo insieme, intrecciando legami di comunione, diventeremo rete che raccoglie gli uomini per Gesù. Non è (più) tempo di solitari – benchè virtuosi – con filo e canna da pesca.

Natalino Bonazza


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