CHE COSA È ESSENZIALE PER NOI?


« Segni del disagio Uno sguardo sulla settimana »

pubblicato il 05 gennaio, 2018

Che cosa è essenziale per noi? È una domanda che ho letto da qualche parte e che mi è rimasta impressa. Sembra banale e scontata ma effettivamente ho dovuto pensarci un po’ prima di darmi una risposta. È essenziale lavorare per poter guadagnare e col guadagno dare un degno tenore di vita alla mia famiglia. Ma è essenziale anche essere in salute per poter andare a lavorare ed è altrettanto essenziale che, mentre sono a lavoro, ci sia qualcuno che possa prendersi cura dei miei figli al posto mio. Ed è altrettanto essenziale che anche loro siano in salute perché se non stanno bene loro non sto bene nemmeno io! Alla fine la mia risposta ha preso forma, superando e mettendo a tacere i mille tentativi di ragionamento: per me è essenziale la FAMIGLIA!
Durante le vacanze natalizie ho goduto della compagnia dei miei cari e mi sono rilassata e rigenerata a casa con la mia famiglia. Io e mio marito abbiamo avuto la possibilità e la fortuna di interrompere buona parte degli impegni lavorativi. Due settimane, quasi 24 ore su 24, tutti e quattro assieme. Poterci svegliare tardi la mattina, guardare un film sul divano alla Simpson fino a sera tarda, gitarelle fuori porta tempo permettendo. Al centro commerciale abbiamo fatto toccata e fuga prima delle feste per comperare gli ultimi regali e poi ce ne siamo ben guardati: era il marasma più totale.
E mi sono chiesta come possano queste commesse lavorare no stop e quando e se riescano a godersi la loro famiglia. Mi sono chiesta come possano i dirigenti di certe aziende essere così egoisti da trascorrere beatamente il Natale mentre i loro dipendenti lavorano. E se alcuni dirigenti lavorano assieme ai loro dipendenti, mi chiedo come possano privilegiare gli affari alla loro e alle altrui famiglie. Mi chiedo quanto può valere un alto fatturato in paragone al tempo trascorso in famiglia durante le feste?
È vero, per medici, infermieri, vigili, carabinieri, operai turnisti e quant’altro non sono previsti “sconti”. Loro non conoscono differenza tra giorni festivi e lavorativi ma è pur vero che svolgono lavori particolari, utili e necessari al benessere comune. Non sono atti di egoismo legati alla produttività e quindi al fatturato. Per loro è essenziale la persona, sia essa di famiglia e non. Quando hanno iniziato a lavorare, sia loro che le loro famiglie avevano ben chiaro quello che avrebbe comportato. Probabilmente poter essere utili e di aiuto agli altri dà abbastanza gioia e soddisfazione da colmare, almeno in parte, il dover mettere da parte la famiglia in determinati momenti. E’ un “dare-avere” reciproco che non nuoce alla famiglia.
Un centro commerciale sempre aperto porta soldi ai piani alti, svuota i nostri portafogli e, ancor peggio, le nostre famiglie ma arricchisce i nostri guardaroba. Questione di essenzialità!

Monica Alviti






Archivio