FAKE NEWS & MALA INFORMAZIONE


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pubblicato il 10 febbraio, 2018

Da tempo sentiamo parlare di «fake news». Si tratta di un termine inglese che letteralmente significa «notizie false» e si riferisce alle informazioni non vere, inventate, ingannevoli o distorte, diffuse essenzialmente via internet tramite i social.
I motivi della loro diffusione sono i più vari. Nei casi più fortunati vengono pubblicate per scherzo, oppure – evenienza più grave – con lo scopo di influenzare i giudizi di chi le legge.
Essendo delle autentiche notizie false, con un po’ di buon senso oppure con qualche ricerca dettagliata nella maggior parte dei casi possono essere scoperte.
A mio avviso nel campo della comunicazione siamo vittime, spesso inconsapevolmente, di un fenomeno molto più subdolo e pericoloso, perché interessa molte delle notizie che ci vengono proposte quotidianamente dai mezzi di comunicazione di massa come i TG e i giornali. Rimanendo nella terminologia inglese, questo fenomeno potrebbe essere coniato con il nuovo termine: «true misleading news» (notizie vere ingannevoli), cioè notizie vere ma diffuse in maniera parziale ed elaborate dagli specialisti dell’informazione per guidare il pubblico alle conclusioni desiderate.
Dobbiamo renderci conto che l’informazione è pilotata dai poteri forti, in alcuni casi i poteri forti ne sono addirittura proprietari, per cui è pura utopia pensare all’imparzialità di quanto ci viene trasmesso. Ovviamente il mezzo di comunicazione di parte diffonderà le notizie filtrate e confezionate opportunamente, per esaltare gli aspetti favorevoli a raccogliere consensi per il proprio «compiacente», oppure in una forma negativa per mettere in cattiva luce un antagonista
Altro esempio di mala informazione? Quando c’è l’interesse a generare consenso su provvedimenti pianificati che potrebbero risultare impopolari, i mezzi di comunicazione compiacenti iniziano molto prima a moltiplicare «casualmente» notizie su quell’argomento, portandoci lentamente ed inconsciamente a sentire l’esigenza di accettare con favore l’inevitabilità di quel provvedimento. Un altro modo per condizionare il parere del pubblico sono le interviste che ci vengono presentate: ma come essere sicuri che quello che vediamo e che ascoltiamo sia l’autentica trasparente espressione della collettività e non invece il risultato di una selezione che lascia passare solo le parti convenienti? Inutile illuderci, non sapremo mai la completa verità. Un famoso politico, scomparso da non molti anni, diceva che «a pensare male si fa peccato, ma si indovina» e visto che era ben inserito nell’ambiente almeno in parte possiamo credergli.
Come difenderci? Difficilissimo, ma almeno proviamo. Non facciamoci influenzare dall’effetto immediato dell’annuncio, impariamo a riflettere, a ragionare con la nostra testa, a giudicare con obiettività. Ricordiamoci che ci può sempre essere il trucco e che il prestigiatore con il quale abbiamo a che fare è abilissimo a non farlo scoprire.

RZ







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