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NELLA MEMORIA DELLA PASSIONE


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pubblicato il 27 marzo, 2018

C’è un libro, che mi è stato messo in mano in ginnasio dal prof di religione e mi ha poi appassionato così tanto, da acquistarne una copia per me. E’ il capolavoro di Giuseppe Ricciotti, La vita di Gesù Cristo. Pubblicato nel 1941, continua ad essere ristampato fino ai nostri giorni. Da ragazzo mi sono immerso nella lettura perchè dovevo preparare la mia parte in un immaginario processo a Ponzio Pilato da fare in classe: era colpevole o non colpevole? Ma l’interesse poi è andato oltre e pure la lettura di quel libro. Ero preso dalla narrazione dei fatti della Passione: ricordo ancora quale impressione mi fecero le pagine in cui si descriveva con puntiglio medico quel che Gesù aveva patito nel supplizio della croce fino a quando era sopravvenuta la morte. Beninteso: realismo e pietà verso l’umanità dell’Innocente senza alcun, benchè minimo, cedimento al genere splatter.

Anni dopo, leggendo la presentazione scoprii che l’autore, divenuto esperto in archeologia biblica e storico del cristianesimo, da prete giovane era stato cappellano militare durante la prima guerra mondiale. Da quella drammatica esperienza era uscito con una radicale opposizione a ogni tipo di guerra e perciò di violenza dell’uomo sull’uomo. Aveva visto e toccato le membra doloranti del corpo di Cristo, l’uomo dei dolori (cfr Is 53,3).

Anche noi oggi abbiamo bisogno di far memoria della passione del Signore, per aprire gli occhi sull’uomo, per disintossicarci da ogni risentimento e indifferenza, per imparare la verità dell’amore.

Natalino Bonazza


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