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“Laudate Dominum, Laudate Dominum, Laudate Dominum”


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pubblicato il 04 aprile, 2018

Con queste parole inizia uno dei più bei dischi della musica italiana. L’occasione per scrivervene é duplice, da una parte la recente riscoperta del suo autore, Fabrizio de Andrè, che grazie al notevole sceneggiato televisivo passato recentemente nei cinema e sulle reti nazionali, è ritornato (se mai se ne fosse andato…) negli argomenti di spicco del panorama musicale; dall’altra il secondo motivo è strettamente legato a questo periodo cioè alla Settimana Santa.

Per chi non avesse idea di cosa parla l’album (vergogna, vergogna, vergogna) vi basti sapere che racconta la storia di Cristo, dalla nascita fino alla morte; quello che il cantautore mette in musica è la rielaborazione (parzialissima) di alcuni vangeli apocrifi; l’indignazione che suscitò alla sua uscita, nel 1970,   fu dovuta essenzialmente alla mancanza della parte miracolosa del termine della venuta del figlio di Dio sulla terra, cioè la sua Resurrezione. Onestamente questo è vero, nel disco non si menziona mai la vita dopo la morte per Gesù e questo è sicuramente il lato agnostico di De Andrè, ma tale aspetto non è trattato come una critica al Cristianesimo ma come una scelta personale dell’artista. Quello che preme a Fabrizio è sviluppare l’aspetto umano di Cristo, quello che Lui ha portato nel mondo con la reale presenza in terra Santa, infatti la fine del disco è proprio questa: “Non devo pensarti figlio di Dio, ma figlio dell’uomo, fratello anche mio”.

Quindi si passa da una dimensione ultraterrena – il Lodate il Signore dell’inizio – a una puramente fisica e tangibile; questo però non vuol dire rinnegare il lato divino ma anzi, trovare Dio nell’uomo! E in tal senso la canzone ( o poesia, perché di questo si tratta) rivelatrice è Il Testamento di Tito dove uno dei due ladroni – Tito appunto – crocifissi assieme a Gesù, rilegge a suo modo, in maniera umana cioè, i Dieci Comandamenti, arrivando alla fine a dire questo: “io nel vedere quest’uomo che muore, madre, io provo dolore. Nella pietà che non cede al rancore, madre, ho imparato l’amore”.

Eccolo il miracolo! Prendere esempio dalle azioni di Cristo e farle nostre attualizzandole, trovare il proprio paradiso sulla terra senza aspettarlo ma provando a realizzarlo qui e ora. Poi, chi vuole, nel profondo rispetto dell’aspetto religioso, può credere anche alla Resurrezione. Ed è quello che noi Cristiani facciamo ma, giustamente, come scelta personale e di fede, cioè di fiducia in qualcosa che non conosciamo completamente ma che speriamo possa avverarsi. Il problema di oggi, e il cantautore l’aveva capito quasi 50 anni prima, è quello di scordarci di costruire l’Aldilà con quello che facciamo nel mondo ogni giorno.

Allora credo possa essere un bel annuncio Pasquale quello di augurarvi “Laudate Hominem” cioè lodate e trovate Dio in tutte le persone che ci circondano!

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