DAL TEPORE AL TORPORE?


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pubblicato il 30 novembre, 2018

L’autunno è stato fin troppo mite. Ai primi freddi tuttavia siamo stati attenti: pronti a coprirci bene, a riscaldare le abitazioni e nello stesso tempo a fare attenzione ai consumi, altrimenti poi le bollette si fanno pesanti. Tutti cerchiamo volentieri di stare al calduccio, eppure sappiamo che, quando è tempo, bisogna uscire e affrontare il freddo, darsi una mossa e vincere la scomodità del momento.

Per alzarsi presto ogni giorno e attendere alla fermata del tram, per inforcare la bici al mattino e andar via lungo il VIale, per muoversi la sera anche quando un vento gelido spazza le ultime foglie, ci vogliono delle buone e solide ragioni: le necessità familiari, il lavoro, la cura dei nostri figli o dei nostri vecchi…  Insomma è il nostro «vivere per» a tenerci desti e pronti, non rintanati e chiusi in noi stessi.

La Chiesa ci invita ad entrare nel tempo di avvento: il Signore viene e verrà nella gloria. Siamo pronti a «vivere per» Lui? Siamo disposti ad uscire fuori da quel tepore, che ci fa stare comodi nelle nostre abitudini, rifugiati nei nostri gruppetti, soddisfatti nelle nostre attività? Dire che non c’è nulla da fare, pensare che non vale la pena, sostenere che sono gli altri devono cambiare e tornare da noi portano ad un medesimo risultato: restiamo intorpiditi interiormente e non ci accorgiamo che il Signore «ora viene incontro a noi in ogni uomo e in ogni tempo, perché lo accogliamo nella fede e testimoniamo nell’amore la beata speranza del suo regno» (II prefazio di avvento).

Natalino Bonazza






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