RIPRENDIAMOCI IL NATALE


« Riepilogo Ghe basta proprio poco »

pubblicato il 28 dicembre, 2018

Se tra uno o due decenni chiederemo ad un bambino che cosa significa il Natale ci dirà che è un periodo nel quale ci si scambiano regali, si sta a casa da scuola, si mangia tanto, si fanno le settimane bianche. Qualcuno forse ci dirà che il nonno gli aveva detto che  in questo periodo, un tempo, si festeggiava anche la nascita di un personaggio importante.

Ormai siamo tutti consapevoli e tristemente complici, che la festività chiamata Natale è stata trasformata in un business universale, nel quale solo  marginalmente e per dovere di cronaca, il 25 dicembre si accenna alla nascita di Gesù.

Ma allora  che valore ha per un cristiano festeggiare una ricorrenza così importante in un contesto, nel quale si esalta tutt’altro che la nascita di Gesù e – peggio ancora – questa nascita viene sfruttata a scopo di lucro?

Ogni cristiano dovrebbe indignarsi per la mancanza di rispetto e per un così spregiudicato e immorale sfruttamento consumistico di un fondamento della propria fede.

Purtroppo anche i sani cristiani non hanno strumenti per correggere l’attuale impostazione  delle festività natalizie. Anche gli appelli dei preti a non farci coinvolgere dal clima spregiudicato e spendaccione di questo periodo hanno poco effetto.

Però una soluzione ci sarebbe: una soluzione coraggiosa, radicale ed efficace.

Visto che l’attuale Natale è stato irrimediabilmente contaminato da interessi di altra natura, lasciamolo a chi fa affari e riprendiamoci la ricorrenza della nascita di Gesù, spostandola in un’altra data. A garanzia della sua corretta interpretazione chiamiamola“Festa della Nascita di Gesù”.

Per non correre rischi, si potrebbero anche fissare alcune regole di base. Per esempio, in quel periodo siano vietati i regali, il giorno prima e il giorno della festa si mangi minestrone, le scuole chiudano solo in quei due giorni, quando non coincidono con la domenica, si appenda in casa la lista delle buone azioni fatte durante l’anno e non solo nei giorni a cavallo della festa, e così via.

Le celebrazioni liturgiche le lasciamo come sono, vanno bene così.

Chi ci condiziona, spingendoci ai consumi e agli sprechi, troverebbe sicuramente un altro pretesto per indurci agli sfarzi di fine dicembre e i cristiani si riprenderebbero la loro festa, riuscendo a viverla con partecipata, sana e profonda spiritualità.

Renato Zane







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