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pubblicato il 25 gennaio, 2019

Sbandierare la libertà di scelta rappresenta oggi un vertice del perbenismo conformista. E’ un bel modo per dire che ognuno ha diritto di far quel che gli pare e poi sia quel che sia. Se per giunta me lo dice un adulto riguardo ai figli, ecco certificato il fallimento educativo. Vi sembrano affermazioni politicamente scorrette? Proviamo a ragionare con la nostra testa.

La scelta è per se stessa libera, altrimenti non è. Se quindi «libertà di scelta» è un’espressione barocca, cerchiamo parole più adatte ad individuare le cose che davvero contano. Per prima cosa occorre puntare alla «capacità» di scelta. Per essere capaci di scegliere, occorre conoscere, imparare a valutare, fare i conti con le proprie forze e i propri limiti. Non diventa capace di scelta chi non sa che cosa vuole e si lascia portare dalle voglie, chi cede al capriccio del momento invece di ascoltare le aspirazioni di bene e il desiderio di verità, che ha dentro di sé. Poi, una volta intrapresa la strada, occorre custodire e sviluppare «la fedeltà» alla scelta. Sotto alla bandierina della cosiddetta libertà di scelta troppe volte si giustifica il venir meno alla parola data, la resa alle prime difficoltà, l’abbandono di quanto affidato e pure le tattiche furbette per cavarsela col minimo richiesto.

La libertà vera – non quella strillata – si conquista con l’esercizio progressivo della capacità di scelta e della fedeltà alla scelta presa. I nostri ragazzi diventano liberi, imparando a diventare responsabili. Ed imparano da noi adulti: non a parole, ma con l’esempio. Capacità di scelta e fedeltà alla scelta non vanno recitate, bisogna viverle.

Natalino Bonazza






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