DOPO IL BOTTO


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pubblicato il 08 febbraio, 2019

Succede a volte che sui giornali escano paginate intere su episodi, che tanto più sembrano sensazionali quanto più sono miserevoli. E’ come dare grande risonanza ad un raglio d’asino: che bella soddisfazione… per l’asino soltanto, il quale per qualche giorno si crederà d’essere diventato il re della foresta. Ma a noi, passato il botto, che cosa rimane?

Ricordiamoci che il terrorismo delle chiacchere ha bisogno di clamore, si nutre di indignazione e gode nel generare curiosità morbose e sospetti. Cerca perfino di accreditarsi provocando grandi reazioni e immancabili prese di posizione, perchè – si sa – l’importante è schierarsi. Così va a finire che facciamo il gioco dei bombaroli. La diffidenza e la sfiducia contagiano i nostri rapporti.

Conviene piuttosto spegnere la miccia e, per quanto possibile, bagnare le polveri. In concreto: se uno si sfoga con me, lo ascolto e non indugio in commenti e richieste di spiegazioni; se mi arriva una chiacchera malevola, non la vado a ripetere in giro; se sono oggetto di una maldicenza, non ripago con la stessa moneta, anzi prendo il coraggio a due mani e affronto chi ne è la fonte. Come ha ricordato Papa Francesco, ci vuole obiezione di coscienza allo sparlare. Nessuna legittimazione. Punto.

Riprendiamo piuttosto ad imparare l’arte, delicata e costruttiva, della correzione fraterna, mettendoci alla scuola del Vangelo (Mt 18,15-18) e riconoscendola come via di sapienza e di genuina umanità.

Natalino Bonazza






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