UNO SGUARDO SULLA SETTIMANA


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pubblicato il 08 marzo, 2019

E’ abbastanza singolare che poco prima di una data importante come l’8 marzo sia uscita una notizia che riporta indietro di svariati decenni la lotta per l’emancipazione femminile!

Premetto che faccio parte del partito “Non bisogna ricordarsi della donna un giorno all’anno” ma l’occasione per associare la festa con il fatto che ora descriverò mi è sembrata troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire!

La corte d’appello del tribunale di Bologna ha decurtato la pena di un uomo reo confesso di un omicidio, per l’esattezza un “ femminicidio”, come dal 2013 viene indicato in tutti gli atti giuridici –  la differenza è nell’uccidere una persona in quanto donna -; la motivazione dello sconto di pena è, riporto pari pari le parole usate: “… la soverchiante tempesta emotiva e passionale…” che portò un uomo di 56 anni ad uccidere la propria compagna.

Facciamo un passo indietro e raccontiamo i fatti dall’inizio: il protagonista si innamora di una donna più giovane di lui di 10 anni, i due si frequentano per un mese e l’omicida, dopo aver scoperto dei messaggi di un altra persona sul telefonino della donna, perde il lume della ragione e la ammazza.

Precedentemente la vittima aveva avvisato il colpevole di non volerlo più frequentare; questo, unito alla scoperta dei messaggi, ha scatenato la soverchiante gelosia dell’omicida che scatenò l’orribile gesto.

Gesto del quale si rese subito colpevole e per il quale prese 30 anni di carcere più il pagamento delle spese di mantenimento della figlia minorenne della vittima.

Fin qui tutto fila liscio e la pena è commisurata al reato; purtroppo però nel processo d’appello il giudice riduce a 16 anni la detenzione dell’omicida in quanto il suo gesto fu dettato da una passione estrema per la donna uccisa.

Messa in altre parole potrebbe risultare come “ Ti amo troppo e devi essere solo mia! O così o ti uccido”.

In Italia il cosiddetto “delitto d’onore” venne abolito nel 1981, meno di 40 anni fa, e già questo è scandaloso, comunque in questi ultimi decenni la società si è spesa per dare alle donne il ruolo che spetta loro cioè lo stesso del maschio, uguale uguale eh!

Naturalmente a parole, poi nei fatti la parità tra i sessi forse resterà una chimera, però passi in avanti importanti ne sono stati fatti parecchi.

Adesso arriva questa sentenza e, tutto d’un tratto (come recitava una vecchissima pubblicità di un dentifricio) si ritorna indietro di decenni, giustificando un orribile gesto come frutto di una passione estrema e totalizzante…

Ma stiamo scherzando? E’ vero che il carnevale è finito da poco, però questo mi sembra un frizzo di dubbio gusto!

Ogni persona gode di tutti i diritti, solo perché una non può difendersi o è più debole oppure più remissiva allora qualcuno può permettersi di abusarne a proprio piacimento; in una società che si reputa civile una sentenza di questo genere non può trovare cittadinanza.

Credo sia giusto, nella settimana dedicata alla donna, metterla al centro dei nostri pensieri; il resto dell’anno portarla in palmo di mano come colonna fondante dell’evoluzione umana!

Alessandro Seno






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