L’ABBRACCIO CHE LIBERA IL MONDO


« La primavera del villaggio In scena: “alias, cronache dal pianeta asperger” »

pubblicato il 29 marzo, 2019

Chissà quante volte abbiamo ascoltato la parabola abitualmente detta «del figlio prodigo»: titolo un po’ romantico, che mette in primo piano la figura del più giovane, quello che se n’era andato di casa ricco ed era poi tornato morto di fame. In realtà il titolo più adeguato è «del padre misericordioso», vero protagonista che rompe gli schemi acquisiti, stupisce sia per il suo agire, sia per l’espressione dei suoi sentimenti. Basta rileggere con attenzione un versetto di un’intensità strepitosa: «Quando [il figlio] era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò» (Lc 15,20). Cinque verbi di fila! Ciascuno da assaporare come momento prezioso di un unico gesto, applicando una regola lapidaria di San Gregorio Magno: «Impara a conoscere il cuore di Dio nelle parole di Dio».

Certo, anzitutto questi cinque verbi descrivono la misericordia di Dio per ciascuno di noi, suoi figli: il suo sguardo, la sua compassione, il suo correrti incontro, il suo abbraccio e il suo bacio. Prova a ricordarti di quando esci dalla confessione e ti scopri sopraffatto dal Suo perdono… Ed insieme, quanto più ne assimiliamo il contenuto, tanto più questi verbi ispirano uno stile di vita dell’uomo rinnovato, anzi risanato dalla pedagogia divina. Abbiamo bisogno di padri così: che non si stancano di cercare, che si commuovono senza falsi pudori, che sanno andare incontro per primi, che esprimono tenerezza e amore. Padri che sanno vedere e sanno ascoltare i figli, si lasciano attrarre da loro e a loro volta sono capaci di attirarli al bene.

Natalino Bonazza






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