VERONA, NELLA TERRA DI MEZZO


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pubblicato il 05 aprile, 2019

Ho letto con molto interesse un articolo pubblicato su Famiglia Cristiana riguardante le giornate del Congresso Mondiale delle Famiglie tenutasi a Verona. Mi ha particolarmente colpito questo passaggio: “rimane la sensazione del tentativo di affrontare temi controversi e delicati con il solo obiettivo di definire confini, di porre limiti, di allargare fossati, anziché assumere la complessa sfida delle terre di mezzo […], come se il Congresso avesse più premura di dire che non di ascoltare”.

Questa credo sia la posizione che più o meno tutti noi prendiamo, anche nei più moderati dibattiti tra persone comuni. Le famiglie naturali, già tutelate nei loro diritti, ritengono che la loro sia la posizione più giusta ed adeguata. Le “nuove” famiglie (quelle allargate, quelle di fatto, quelle che famiglia si vogliono chiamare ma che per definizione non sono, come per esempio i single) al contrario, difendono la loro posizione e accusano lo Stato di non essere abbastanza tutelate. Alla fine poi si rischia di perdere di vista il cardine di tutto questo parlare: l’amore, l’amore che genera.

Voglio essere onesta con me stessa. Se penso alla parola famiglia, penso immediatamente ad un uomo e ad una donna che, per amore, generano un figlio. Tutto il resto è, a mio avviso, una sorta di sovrastruttura sulla struttura di base, che però, dal mio punto di vista può portare un arricchimento alla struttura stessa. Allora, se penso alla famiglia, ho in testa una determinata immagine (quella classica, naturale) ma se penso alla parola amore la veduta mi si allarga. Attenzione però: l’amore che genera è amore per i figli, amore per i più deboli e indifesi, amore per i bambini, non cieco amore di se stessi, per cui cerco di colmare un MIO bisogno con il bisogno di un ALTRO.

Torniamo alle posizioni. L’articolo parlava di schieramenti: i pro da un lato e i contro dall’altro e pare sia stato implicitamente chiesto di schierarsi per poter avere voce in capitolo. Ma commentava: “in tempi di contrapposizioni così drammatiche sull’idea stessa dell’essere umano, della persona, della dignità, servono coraggiosi esploratori delle differenze, che sappiano addentrarsi nelle terre di mezzo, più che esperti difensori di fortezze imprendibili […]. Ecco che nella terra di mezzo, non ci è andato nessuno degli schieramenti alla difficile ricerca di un possibile dialogo. Peccato che nella terra di mezzo si siano accampate le famiglie”.

Monica Alviti






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