GRAZIE


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pubblicato il 26 aprile, 2019

Domenica scorsa era la Domenica delle Palme. In chiesa c’era più gente del solito e diversi bambini, anche piccoli. Al momento dell’offertorio, solitamente lascio che siano i miei figli a compiere questo gesto, che aspettano ansiosi il signore col cestino che passa tra i banchi a raccogliere le offerte. Fanno così altri bambini, con le loro braccine tese, con un sorriso soddisfatto stampato in faccia, quando lasciano cadere le monetine nel cestino. Il signore di domenica scorsa mi ha stupito. Deve aver letto la soddisfazione negli occhi di quei bambini, deve aver colto il loro animo gentile e disinteressato, deve aver percepito la buona e ancora ingenua intenzione, perché nel ricambiare il loro sorriso, ha ripetuto, per ogni bambino e per ogni monetina GRAZIE.

Grazie di che? Grazie perché? Di certo qui soldi non andranno in tasca a lui. Di certo non basteranno a sfamare i poveri, a pagare i debiti, a comprare medicine agli ammalati. Di certo non tutte le offerte saranno state donate con il cuore. Il gesto, in sé, è ripetitivo e a volte quasi monotono, forse addirittura scontato e automatico. A tal punto che, non solo chi la fa, ma anche chi riceve l’offerta, passa e ripassa tra i banchi in modo monotono e automatico. Ma quel signore no; quel signore passava ricambiando i sorrisi e ringraziando.

Una rivista specializzata americana ha recentemente pubblicato una ricerca condotta in cinque continenti per comprendere quante volte viene utilizzata la parola “grazie” in conversazioni registrate in otto diverse lingue. Le persone non dicono quasi mai grazie quando ricevono aiuto, probabilmente perché danno per scontato che l’aiuto sia reciproco. Mentre aiutarsi, in contesti familiari, è la norma, esprimere un ringraziamento non lo è affatto. Non è che siamo diventati sgarbati, o che siamo tutti dei gran maleducati. Di fatto il senso di gratitudine c’è ma fatichiamo a verbalizzarlo. E finiamo per dare per scontate cose che non lo sono affatto o che potrebbero anche esserlo ma perché privarle del fascino, del valore, della bellezza di una parolina semplice e veloce da pronunciare?

Monica Alviti






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