OGNUNO FA QUELLO CHE CREDE?


« Insieme per ol moran Grazie »

pubblicato il 26 aprile, 2019

Ho presente una recente conversazione tra educatori. Tema: la fede dei ragazzi e dei giovani. Come ascoltarne domande e dubbi, che cosa dire e che cosa fare. Un dialogo aperto, appassionato e attento, a tratti leggero e mai banale. Ci sono stati tanti spunti da coltivare e approfondire, eppure mi è rimasta una piccola spina. Ho sentito ripetere più volte, tra una riflessione e l’altra, questa frase: «Poi ognuno fa quello che crede».

E’ tipico dei luoghi comuni passare per accettati e normali, quasi acquisizioni ovvie nel discorrere. Qui invece occorre interrogarsi su diversi aspetti: come posso fare quel che credo, se sono incerto e non so in che cosa credere? ciascuno è davvero sovranamente libero di fare ciò che crede? «credere» significa «ritenere» e in base a che cosa si forma questo ritenere? Al fondo di tutto poi è messa in campo la responsabilità educativa: se affermo che «poi» ognuno fa quel che crede, vuol dire che «prima» mi è bastato svolgere un’attività di istruzione e informazione?

L’apostolo Tommaso non è stato lasciato a se stesso, quando ha manifestato sfiducia e una certa ostinazione. I suoi amici l’hanno tenuto insieme con loro nel cenacolo cioè dentro ad una cura fraterna, che sa portare nel cuore (e quindi sopporta) la fatica di credere, il travaglio della crisi. Certo, la fede nasce nel cuore della persona e trova di che nutrirsi in una comunità di discepoli testimoni del Risorto, perché il suo grembo è ecclesiale.

Natalino Bonazza






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