UNO SGUARDO SULLA SETTIMANA


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pubblicato il 26 aprile, 2019

Domanda difficile ma so che voi siete lettori attenti e preparati: quanti medici ci sono in Veneto per ogni 1000 abitanti?

Tic tac il tempo scorre, svelti, sparate una cifra: Tre? Quattro?

Ci avete quasi azzeccato, nella nostra regione abbiamo 1,6 dottori; stiamo parlando di tutta la categoria cioè di chirurghi, medici di base, ortopedici ecc.

Non siamo messi male e le statistiche affermano che negli ultimi sette anni la percentuale è anche leggermente salita dello 0,6% contro statistiche pesantemente negative di altre parti dell’Italia, con picchi superiori al 10% .

Quindi va tutto bene? Insomma…

E’ notizia recente quella della probabile assunzione da parte dell’Azienda Sanitaria di Treviso di 10 dottori stranieri, provenienti dalla Romania e precisamente dall’università di Timisoara, città peraltro gemellata con il capoluogo della Marca.

Il fatto in sé non dovrebbe risultare eclatante, in un’Europa unita i lavoratori di qualsiasi categoria hanno tutti i diritti di spostarsi dove ritengono esserci migliori condizioni economiche; il problema, anzi i problemi visto che sul tavolo (operatorio…) ce ne sono svariati, è dovuto principalmente alla iniziale perplessità del presidente della Regione che, giustamente a mio avviso, ha fatto notare l’incongruenza di una situazione anomala cioè quella di avere un numero chiuso alla facoltà di Medicina – per troppi iscritti o per fare da subito una scrematura fra più o meno idonei a svolgere la professione medica – e la situazione in essere nel Veneto, dove, entro i prossimi anni, bisognerà trovare 14.000 camici bianchi per mantenere il servizio agli attuali livelli.

Quindi, in soldoni, abbiamo un sacco di dottori “nostrani” e li andiamo a cercare all’estero?

Qui entrano in campo gli altri problemi che ruotano attorno alla questione primo fra tutti il costo del servizio: i sindacati lamentano da una parte il rifiuto degli italiani a partecipare ai concorsi per le assunzioni nazionali in quanto sottopagati per l’eccezionale numero di ore lavorative, dall’altra la prospettiva di un buon stipendio – circa 2.500 euro al mese – per lavoratori stranieri abituati ad un tenore di vita sensibilmente meno caro che nel Belpaese.

Giustamente, come sottolinea anche il presidente della Regione, l’Usl trevisana deve garantire i servizi ai pazienti e quindi bene ha fatto a ricorrere a questa opportunità, restano però sul campo alcune questioni spinose come la responsabilità sui pazienti e l’adeguata preparazione del personale  (se) assunto ma questi (si spera) saranno problemi che troveranno risposte adeguate grazie a uffici competenti al riguardo.

Quello che un po’ mi rende triste è l’incapacità nazionale e regionale di creare un “sistema” che permetta ai neolaureti di poter fare esperienza valida in ospedali che li seguono e danno loro il giusto stipendio senza caricarli di lavoro, quindi maturando in un ambiente sereno che poi non vuoi lasciare.

Ci arriveremo? Per la nostra salute mi auguro di si!

Alessandro Seno






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