NON UNA DOMENICA QUALUNQUE


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pubblicato il 10 maggio, 2019

Domenica scorsa nella mia città, anche la domenica precedente, è stato giorno di Comunioni. Il tempo non è stato affatto clemente. Ha colto impreparate madri che avevano comprato per l’occasione abitini leggeri e sandali ma non ha di certo traumatizzato gli elettrizzati ed emozionati ragazzini.

La domenica in cui mio figlio ha fatto la Prima Comunione anche io ero emozionata perché grazie ad un libricino pensato dal sacerdote in preparazione al fatidico giorno per i genitori e i figli, ho realizzato quella che è la mia responsabilità di madre nell’accompagnarlo in questa esperienza. Quanto contano i nostri “indottrinamenti” se non sono supportati dall’esempio?

Ho visto gente vestita a festa, gente tirata come fosse ad una sfilata di moda, gente che pareva appena scesa dal letto. Ho criticato l’eccessiva eleganza dei primi come se l’apparire fosse più importante dell’essere ma allo stesso modo ho criticato l’eccessivo menefreghismo degli ultimi come se fosse un giorno come un altro. Il fatto è che ho avuto il tempo di criticare! Mi sono guardata attorno e ho detto la mia (seppur tra me e me) ma nel vedere tanta diversità ho anche pensato che tutto sommato era una cosa bella: eravamo lì tutti assieme per lo stesso motivo, ognuno con le proprie convinzioni, abitudini, aspettative, ma tutti lì, nello stesso posto ad assistere allo stesso avvenimento, tutti più o meno emozionati. Nonostante le stravaganze, nonostante il tempo avverso. E in quel momento, il miracolo: i ragazzi sarebbero dovuti partire dal sagrato e fare il loro ingresso in chiesa con una spiga in mano. Vista la pioggia incessante si è pensato ad un fattibile piano B, ma esattamente nel momento del loro ingresso, solo per quell’attimo, giusto per il tempo necessario al loro ingresso, la pioggia si è fermata ed è uscito addirittura un debole spiraglio di sole. Ora mi si potrà giudicare visionaria, esagerata, impazzita, bugiarda ma sinceramente poco importa. Quando sei sopraffatto da una forte emozione, quando ti rendi conto che le critiche non valgono nulla e non portano niente di buono, quando sono altre e più importanti le cose a cui pensare, già questo basta per chiamare al miracolo o come lo si voglia chiamare.

In serata e nei giorni a seguire, facebook era intasata di foto di famiglia con ragazzini in tunica sopra l’altare, di famiglie raccolte attorno ad un tavolo di ristorante con la torta in bella vista, bomboniere e confetti, a prova sì del fatto che siamo tutti un po’ esibizionisti ma anche a riprova del fatto che il maltempo non ha rovinato un giorno speciale!

Monica Alviti






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