UNO SGUARDO SULLA SETTIMANA


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pubblicato il 10 maggio, 2019

Sul Corriere della Sera di domenica è apparso un accorato appello di alcuni senatori a vita tra cui Carlo Rubbia, Mario Monti e Liliana Segre dove si rimarca l’importanza dell’Europa Unita in vista delle prossime elezioni che coinvolgeranno i 28 paesi membri dell’UE.

Un intervento mi ha colpito particolarmente, è quello di Renzo Piano, uno dei massimi architetti mondiali, che vi riporto fedelmente:

“Io sono un architetto e penso che costruire l’Europa sia un po’ come costruire un edificio, o una città. Lo si fa pietra dopo pietra, con pazienza e molta costanza. E quando una pietra non è appoggiata bene, la si aggiusta, non si sospendono i lavori, tantomeno si butta giù il muro. La si adatta finché non trova la sua giusta collocazione e la sua stabilità. Questa è l’arte di costruire. Anche costruire la pace assomiglia a costruire una città, pietra dopo pietra. E l’Europa ha costruito la pace per quasi un secolo in un continente che è sempre stato dilaniato dalle guerre. Un’altra cosa hanno in comune costruire una città e costruire la grande casa degli Europei: è tutto nuovo e diverso, è un cambiamento. E tutti i cambiamenti richiedono energia, fiducia e un po’ di ottimismo. Difendiamo questa grande casa comune che è l’Europa.”

Così, con semplicità.

Appena letto l’intervento, per una bizzarra associazione, mi è ritornato in mente questo brano degli Atti degli Apostoli:

“Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotàmia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».”

Da una parte quindi dei mattoni che possono diventare muro attraverso una forte unione, dall’altra popoli che, nonostante  la diversità di linguaggio, sentono di essere accomunati dalla potenza dello Spirito Santo.

Al giorno d’oggi sembra che la terra sia più una torre di Babele che un posto dove costruire qualcosa assieme, ma, come ci esortano tutti i firmatari dell’appello al voto, solo attraverso la volontà di capire l’altro dando fiducia e restando ottimisti possiamo sperare (appunto!) di cambiare le cose che non vanno.

E credetemi, abbiamo più punti di contatto con i nostri concittadini europei che non di rottura…

Allora cerchiamo di vincere le nostre diffidenze e prepariamoci ad essere dei piccoli mattoni che possono diventare un muro di pace, cooperazione, sviluppo e futuro sostenibile!

Alessandro Seno






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