IL SEGRETO PER INVECCHIARE BENE? FARE DEL BENE


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pubblicato il 21 giugno, 2019

A vedere don Lino Furlan, Dante Pilot e Antonia Cadinaro, tutti ultranovantenni, tutti ancora nel pieno delle forze, c’è da pensare che l’aria di Castello abbia qualcosa di particolarmente salutare. Ma non è Castello a fare la differenza!

Il loro segreto sta piuttosto negli stili di vita, semplici ma attivi e orientati al bene. Don Lino è nato a San Bortolo di Monselice il 2 aprile del 1924. Così risulta all’anagrafe, anche se la mamma ha sempre sostenuto che fosse nato il 1° aprile. Ma quella data non piaceva al papà, per la questione del “pesce d’aprile”, così decise di aspettare e registrarlo all’anagrafe il giorno successivo. Una lunga vita, dedicata al servizio in parrocchia, che l’ha portato dal Friuli alla montagna per poi arrivare a Venezia dove ancora dà una mano e confessa. Così come Dante Pilot. Per decenni un autentico pilastro della parrocchia e ancora oggi attivo e disponibile ad aiutare. Quanti ragazzi hanno giocato in patronato “protetti” dal suo occhio vigile! Dante, così come Antonia, rappresentano ancora un valido aiuto prima e durante la festa di Dan Pietro e sono un riferimento, con il loro esempio di dedizione generosa e gratuita, per i giovani volontari.

Dante è nato il 1° gennaio del 1927. Aveva dieci fratelli e dopo la quinta elementare ha iniziato a lavorare. Sposato da 63 anni con la signora Vallì, ancora molto in gamba proprio come lui, conosciuta durante i campi scuola con la parrocchia, per i quali entrambi facevano i volontari, 2 figli, 5 pronipoti.

Alcuni episodi sembrano usciti da un romanzo! I bambini erano tantissimi; in patronato ne arrivavano a centinaia. Solo dove abitava Dante quando era bambino, in appena tre famiglie si contavano 28 figli. Una volta arrivò a tutti i “compagni” (politicamente inteso) una lettera che invitava a sabotare le attività del patronato, partecipando sì, ma dicendo qualche bestemmia. Nonostante le tensioni, i rapporti tra le “fazioni” erano di reciproco rispetto. Durante il fascismo era scout e rischió di essere picchiato dai fascisti, ma furono proprio i comunisti a difenderlo. Oltre all’oratorio, Dante collabora per la Festa di San Pietro, mettendo a disposizione degli organizzatori le sue capacità tecniche, legate al suo mestiere di elettricista. Pur affaticato dall’età, non smette di essere una presenza attiva in parrocchia, anche solo per tenere aperta la chiesa di pomeriggio per qualche ora. «Mi tengo occupato e cerco di rendermi utile. Per me è giusto cercare di restituire quello che nella vita ho ricevuto», dice ed è forse questa la ricetta “segreta” della longevità.

Quando la gente vede Antonia alla Festa di San Pietro, mentre aiuta in cucina, in tanti si sorprendono. E qualcuno, un po’ per scherzare, le dice: “Antonia, ma sei ancora qui?”. E lei risponde: “Dove volevi che fossi?”. Persino il figlio ormai si è rassegnato. Sa che se le telefona la sera, durante la festa, non la trova. E anche nel mese di maggio deve cambiare l’orario delle sue telefonate, perché ha il rosario! Antonia ha 91 anni e uno spirito così allegro che, vicino a lei, non si può fare a meno di sorridere. E di ridere di gusto, quando si mette a raccontare le sue barzellette. Gioiosa e generosa, non manca di andare a trovare gli anziani (spesso più giovani di lei) in casa di riposo. Con un gruppo di signore organizza la tombola, un modo per stare in compagnia e tenersi occupata. Di energie, nonostante l’età, ne ha ancora da vendere. «Lo scorso anno abbiamo preparato un quintale di pasta», racconta. «Io ci vado alla mattina, per la preparazione dei sughi. Poi torno alla sera e mi fermo anche fino a mezzanotte». Vedova da quando aveva 52 anni, ha fatto la sarta per una vita, ha avuto due figli e oggi è nonna di due nipoti e bisnonna di uno. Anche lei con dieci fratelli. La vita era difficile eppure si divertivano tanto perché bastava poco. «Ho avuto un’infanzia felice. D’estate la parrocchia ci portava in spiaggia. Prendevamo la motonave e poi camminavamo fino alla spiaggia, partivamo da casa alle 7 e arrivavamo dopo le 10» racconta nostalgica.

Tra le tante attività benefiche che la signora ha portato avanti nel corso degli anni, c’è anche il volontariato alla mensa della Tana. «Il Signore – chiude con una battuta – mi lascia qui perché sono utile».

Ecco tre esempi di longevità. Una lunga vita spesa nel darsi gioiosamente agli altri. E noi, giovani di oggi, figli unici dell’individualismo e dell’egoismo, “protetti” da uno schermo, risucchiati da un mondo virtuale che ci vuole tutti stereotipati, possibilmente allontanati da ogni tipo di trauma, accontentati in ogni piccolo capriccio, vivremo mai così a lungo una vita serena, soddisfatti del nostro operato perché utili e arricchiti di veri rapporti umani?

Monica Alviti






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