CHILD FREE O CHILD-FRIENDLY?


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pubblicato il 29 giugno, 2019

Il primo termine indica una moda che fa discutere: «child-free» designa gli ambienti e i locali in cui i bambini non sono i benvenuti. Spesso si tratta di ristoranti e talora di hotel, nei quali non sono ammessi bambini e si adduce la ragione che lì non ci sono spazi o posti adatti a loro. Il secondo termine all’opposto è «child-friendly» e descrive ambienti che sono sicuri e accoglienti per i bambini, tant’è che sono predisposte attività e momenti a loro misura.

Solitamente chi si riconosce nel «child-free» considera il bambino fattore di disturbo, di peso e forse anche di fastidio. Fa pensare il fatto che in Italia questo nome è stato adottato perfini da un movimento di giovani che nel loro progetto di vita escludono di aver figli… Una mentalità che ha ben poco di libero, anzi: prigioniera dell’individualismo eretto a sistema, resta succube di un pregiudizio escludente che non porta nulla di buono. Al fondo, è una mentalità incompatibile con una vera cultura della vita e della famiglia. Non esito infine a precisare che tale mentalità contraddice il senso ecclesiale delle nostre celebrazioni eucaristiche e quindi del vissuto delle nostre comunità.

E’ il caso di ribadirlo, serenamente certo, e nel contempo con chiarezza. Le nostre chiese e i nostri patronati sono e restano «child-friendly», proprio perché sono cantieri che educano alla comunione. Occorre ringraziare tutti coloro che si danno da fare per insegnare ai bambini e ai ragazzi a rispettare l’ambiente in cui giocano e si divertono, a contenere la loro esuberanza, come fanno i buoni genitori che seguono i loro figli. Ma non sarà qualche strillo e un po’ di vivacità estiva a turbare la vita del Villaggio, suvvia. Stiamo già diventando un quartiere dormitorio, vediamo di non accelerare troppo imbavagliando i bambini, perché non ci disturbino.

Abbiamo forse dimenticato come eravamo noi alla loro età?

Natalino Bonazza






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