UNO SGUARDO SULLA SETTIMANA


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pubblicato il 23 settembre, 2019

“Ahi settembre mi dirai, quanti amori porterai, le vendemmie che farò, ahi settembre tornerò”

L’inizio di questa bella canzone di Alberto Fortis ci introduce nell’argomento della settimana che riguarda la classifica dei migliori vini d’Italia del 2019.

E’ proprio di questi giorni infatti l’uscita della lista dei 50 “nettari degli dei” che si sono contraddistinti nella penisola e – di riflesso – in tutto il mondo.

E infatti siamo il paese che detiene lo scettro per il miglior vino da due anni consecutivi e questo ambito primato spero renda orgogliosi tutti noi, italica gente, sempre pronta a vedere l’erba del vicino immancabilmente più verde…

Comunque, qual’è – vorrete sapere – l’estratto d’uva che si è aggiudicato il riconoscimento?

Eccolo qua: Sassicaia 2016, un vino rosso prodotto in Toscana da una famiglia piemontese.

E sono proprio le due regioni interessate, Toscana e Piemonte, quelle con il maggior numero di etichette in classifica, rispettivamente 15 e 10, l’esatta metà delle posizioni!

Segue la Sicilia con 5 e l’Alto Adige con 4; e il Veneto? Noi abbiamo due vini nella graduatoria: l’Amarone Classico 2011al sedicesimo posto e il Donna Daria 2016 al quarantacinquesimo.

Ancora qualche dato interessante: quest’anno i vini bianchi si sono rafforzati piazzando sedici etichette contro le trentaquattro dei rossi, quindi, a detta degli esperti, c’è nel consumatore medio una maggiore voglia di freschezza e ricerca del sapore del frutto perciò largo al bianchetto!

Da assoluto profano nonché (quasi) astemio mi rodo del fatto che godere di un buon vino non solo esalta il palato di per sé ma, in moltissimi casi, trasforma anche la pietanza con la quale si accompagna; saper abbinare un Barolo con un gustoso piatto di carne oppure affiancare ad una bottiglia di Traminer una bella portata di pesce rende il pasto un’ autentica festa di sapori.

Naturalmente non bisogna esagerare e privilegiare la qualità alla quantità, solo così si riuscirà a mantenere il giusto equilibrio senza farsi incantare dal vino stesso che può diventare viceversa una droga dalla quale difficilmente ci si stacca.

Bacco, tabacco e Venere riducono l’uomo in cenere recita un vecchio adagio ma, di riflesso, potremmo rispondere con “in vino veritas” , motto latino che ci ricorda come questa bevanda sciolga la lingua e ci induca ad essere più inclini a confessarci e a dimenticare i problemi per qualche momento; non è questo comunque lo scopo della bevanda, è l’uso che noi ne facciamo che determina lo scopo.

In alto i calici allora, ma con moderazione mi raccomando!

Alessandro Seno






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