UNO SGUARDO SULLA SETTIMANA


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pubblicato il 27 settembre, 2019

E’ fondamentale, in questi anni di presa di coscienza globale su innumerevoli problemi che attanagliano l’intero pianeta, essere consapevoli che ogni gesto si compia avrà un impatto sul mondo; riciclare una bottiglia di plastica in più oppure differenziare in maniera corretta l’umido dalla spazzatura è un dovere che abbiamo nei confronti di Madre Terra.

In quest’ottica si inserisce la bella notizia che riguarda una delle innumerevoli e stupende realtà legate al territorio italiano, troppo spesso vittima di scempi e deturpazioni; se scrivo Bronte a cosa lo associate immediatamente? Proprio così, il pistacchio di quella terra è un prodotto di assoluta qualità tanto da meritarsi la classificazione DOP, denominazione di origine protetta, l’unica in Europa per questa pianta.

La raccolta avviene proprio ora e, nel rispetto della terra che lo produce, si svolge ogni due anni, permettendo così al frutto di maturare adeguatamente e di assorbire al meglio quelle sostanze nutritive che lo rendono unico; infatti quello di Bronte è un pistacchio che può essere coltivato solo in quella terra, alle pendici dell’Etna, tra i 400 e i 1000 metri, che riceve da queste colline laviche il suo inconfondibile sapore e che proprio per il terreno impervio dove nasce, deve essere raccolto a mano senza nessun aiuto da parte di macchinari.

Ancora: da lavoro a più di 10.000 persone che si trasferiscono per il tempo del raccolto e poi aiutano anche a stoccare una parte dei frutti in celle frigorifere in modo da conservarsi perfettamente per gli anni “pari” cioè quelli dove non avviene la produzione.

Il pistacchio di Bronte rappresenta l’1% della produzione mondiale, consta in circa 4-5 milioni di chili; nonostante i paesi arabi siano i principali esportatori assieme alla California, il prodotto siciliano resta una nicchia di valore assoluto e unica nel suo genere.

Fa piacere constatare che, in mezzo a “terre dei fuochi” o discariche abusive, cementificazione selvaggia e blocchi del traffico causa smog, ci sia ancora spazio per piccole/grandi realtà che riescono – in modo naturale e rispettando al 100% l’ambiente – a ritagliarsi uno spazio dove esigenze economiche e rispetto del territorio convivono in maniera semplice ed efficace.

Certo, il prodotto finito costa un po’ di più proprio perché alle spalle ha un lavoro unico che non ha niente a che vedere con coltivazioni estenuanti che impoveriscono non solo la terra ma anche noi abitanti, troppo spesso distratti da offerte speciali e merce sottocosto!

Alessandro Seno






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