PIETA’ E CIVILTA’


« Catechesi del 25 ottobre 2019 La terribile chat sulla shoah »

pubblicato il 25 ottobre, 2019

Nei prossimi giorni ricorre la Commemorazione dei fedeli defunti. Molta gente andrà al cimitero, dove sono custoditi i resti mortali dei propri cari defunti. Puliranno la tomba, porteranno dei fiori, accenderanno un lumino e il ricordo commosso si accenderà in preghiera. Forse è l’occasione per tener presente che a questo gesto di popolo appartiene lo stesso galateo, che va osservato durante la celebrazione dei funerali.

Il modo elementare di manifestare rispetto per i defunti è il silenzio. Il cimitero è un luogo avvolto da un silenzio, che sta ad indicare l’attesa di quanti ora dormono il sonno  e nell’ultimo giorno si risveglieranno per la risurrezione. Pertanto è sconveniente farlo divenire luogo del ritrovo tra parenti e amici ed intrattenersi in conversazioni prolungate, spesso futili e talora un po’ sguaiate. Tutto questo lo si faccia fuori, prima o dopo.

Mi hanno insegnato ad entrare in cimitero un po’ come si entra in chiesa: ci si toglie il cappello – almeno in quel momento – e ci si fa il segno di croce. Due semplici gesti da non omettere per un malinteso rispetto umano. Sono un invito alla compostezza e ad un certo raccoglimento. Trascurarli invece significa non avvertire più che stiamo varcando la soglia di un luogo universalmente ritenuto sacro e quindi non un posto qualsiasi. Il resto fa parte della buona educazione e di un vivere civile. Non è mai giustificabile appropriarsi di oggetti lasciati accanto alle tombe. Rubare fiori o il lumino è un atto da biasimare sempre, un’offesa al defunto e ai suoi cari. Auguro che la visita al cimitero ci spinga tutti ad una vita più buona e più fraterna.

Natalino Bonazza






Archivio