PER CHI RISORGERA’


« Catechesi dell'8 novembre 2019 Contante o bancomat? »

pubblicato il 01 novembre, 2019

Il crisantemo è una pianta originaria, anzi un genere di piante, diffusa in mezzo mondo, dall’Europa all’estremo Oriente. Ne esistono duecento specie diverse, non solo per il colore della fioritura, ma anche per la forma, la durata, la dimensione della pianta stessa. Da noi questo fiore è tipico del mese di novembre, essendo legato al periodo in cui serve ad adornare tombe e lapidi nei cimiteri, tant’è che viene anche chiamato comunemente «il fiore dei morti». Invece in Corea e Cina simboleggia la vitalità e la gioia! In Giappone è addirittura il fiore nazionale, tant’è che l’Imperatore ogni anno, in occasione della fioritura, apre al pubblico i giardini della sua reggia, cosicché tutti possano ammirare le più recenti e belle varietà.

Più che una contraddizione di significati tra due mondi culturali così lontani, mi piace scorgere una sovrapposizione positiva, perché capace di esprimere la novità della speranza cristiana: nel luogo che manifesta la condizione mortale dell’uomo il crisantemo a suo modo richiama «la vita del mondo che verrà», come diciamo nel credo la domenica. Aggiungerei uno spunto ulteriore che viene dall’etimologia del termine: «crisantemo» viene dal greco e letteralmente significa «fiore d’oro». Un elogio esagerato se semplicemente riferito ad un fiore che, reciso, dura giusto qualche giorno, poi marcisce o secca. Eppure un nome appropriato se quello stesso fiore, nel suo fragile incanto, annuncia ciò che va oltre la morte ed è per sempre: l’amore di Dio, da cui siamo stati creati, al quale siamo chiamati e grazie al quale siamo redenti e verremo trasfigurati ad immagine di Gesù risorto, il Figlio amato del Padre.

Che nessuna tomba resti senza un fiore!

Natalino Bonazza






Archivio