I DIRITTI DEL BAMBINO


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pubblicato il 22 novembre, 2019

Era il 20 novembre 1989 – pochi giorni dopo la caduta del muro di Berlino – quando la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza fu adottata dall’assemblea generale dell’ONU. In tale circostanza fu indetta la Giornata Mondiale dei diritti dei bambini.

La recente trentesima edizione (20 novembre) non sembra aver avuto molta eco nella stampa. A Mestre è stato promosso un solo evento: ben riuscito per chi vi ha partecipato, ma senza nessuna traccia nell’opinione pubblica. Mi sembra un segnale sintomatico di un fenomeno culturale a mio parere grave. Il bambino è affare privato, punto. E come tale va trattato. Di fatto non gli viene riconosciuta una vera soggettività sociale. Così – ben che vada – succede che si continua a considerarlo oggetto passivo di intervento. Ma in questo modo i suoi diritti vengono ridotti a «condizioni» stabilite o da ristabilire. Certo, è fondamentale aver cura della sua salute, della sua crescita, della sua istruzione, dell’ambiente in cui vive. Ma in buona sostanza, per la nostra società che cosa significa far sì che i bambini «stiano bene»?

La convenzione è composta di cinquantaquattro articoli, raggruppati in quattro categorie:  1) principio di non discriminazione; 2) superiore interesse del bambino; 3) diritto alla vita, sopravvivenza e sviluppo; 4) ascolto delle opinioni del bambino. Più che in Africa (che fa molto spot UNICEF), è nella sterile Italia e in Europa (dove siamo tragicamente avanti con le pretese di alcuni che vogliono bambini oggetto) che occorre farsi un esame di coscienza. Anzi, qui ci vuole davvero una rivoluzione culturale.

Natalino Bonazza






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