UNO SGUARDO SULLA SETTIMANA


« La piaga del consenso Novita' da gente veneta »

pubblicato il 22 novembre, 2019

Permettetemi di farvi vivere un’esperienza personale che mi (ci) ha colpito lo scorso martedì 12 novembre: come molti di voi già sapranno io lavoro in un negozio (bottega è molto più bello e personale) che dal 1933 è un piccolo punto di riferimento nel panorama culturale di Venezia, questo luogo è la libreria Toletta, sita a qualche centinaio di metri dalle Gallerie dell’Accademia e dall’omonimo ponte; pieno centro storico quindi, meno turistico di Rialto o san Marco ma comunque frequentato da studenti e, per fortuna, dai resistenti residenti che sanno di poter contare su una bella scelta di libri, dai classici della BUR fino alle edizioni Adelphi che anche solo leggendo i titoli dei volumi ti senti già un po’ più acculturato!

Proprio loro, i nostri (vostri) bei tomi di Carofiglio, Ferrante, Pavese o Primo Levi, un volume fotografico di Letizia Battaglia o – ironia della sorte – un titolo come “Il Mose salverà Venezia?” galleggiavano per le stanze piene d’acqua, spostati da una corrente innaturale che si era impadronita di tutta la città (non credete alla statistica dell’80% di Venezia allagata, vi posso garantire che anche piazzale Roma aveva un sottile velo d’acqua che lo percorreva); uno scaffale di volumi, gonfiati dal melmoso liquido della Marea Epocale (uso le maiuscole perché, purtroppo, sarà un evento che resterà nelle pagine tristi e buie della città lagunare) non riusciva a contenerne l’aumento di spessore spaccandosi di netto facendo così cadere tutti i titoli presenti sul mobile…

La mattina dopo, anzi il primo pomeriggio di mercoledì, attorno alle 13.00 (visto che prima non era possibile avvicinarsi alla libreria dato il perdurare dell’acqua alta ben sopra il livello garantito da stivali da pescatore) ci siamo trovati davanti…quello che nessuno vorrebbe trovarsi di fronte, cioè una parte del tuo lavoro spazzato via, una fetta della tua vita lavorativa non c’era più, il settore bambini ridotto ad un unico scaffale salvabile dei quattro stracolmi di pubblicazioni , intere file di tomi saldati e grondanti acqua e parole, le prese elettriche “basse” completamente in corto e senza linee telefoniche.

Nonostante avessimo approntato la bottega per sostenere una marea di 170 cm, quei 17 cm in più ci hanno tolto un bel po’ di anni di vita e ci siamo sentiti tutti più vecchi e impotenti…poi, timidamente, in punta di piedi, sono apparsi sulle porte gli studenti del Liceo vicino e ci hanno offerto le loro mani per trovare il bandolo della matassa in quel disastro…lentamente, accanto alla loro stupenda voglia di darsi da fare, anche noi ci siamo risvegliati da quell’incubo e abbiamo cominciato, anzi ricominciato a ragionare, buttandoci a capofitto su quello che si era salvato piuttosto che piangere su quello che si era perso.

Le ferite sono profonde e ci vorrà molto tempo per guarirle (sempre che lo facciano…) ma quei ragazzi  – e tutte le persone che poi ci hanno dimostrato la loro solidarietà in mille modi – ci fanno credere che Dio si manifesta non nell’acqua alta ma nella fratellanza di un aiuto, nella mano che ti solleva e ti toglie dal fango!

Grazie!

Alessandro Seno






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