DOV’E’ DIO?


Passi fioriti - salire a barbiana »

pubblicato il 29 novembre, 2019

Da qualche settimana ho ripreso a fare catechismo ai bambini di seconda elementare. Potrei quasi essere il loro nonno e mi stupisco della semplicità con cui cominciamo a conoscerci e a parlare. Nei primi incontri si imparano nomi e gesti. Ho cominciato dal segno di croce.

Avevo appena finito di spiegare che cosa significa «Amen» e una bimba con voce squillante ha esclamato: «Dov’è Dio?». Bel colpo, piccola mia – mi son detto. Una domanda diretta, che bisogna saper accettare e non concede scampo a formule scontate. Dov’è Dio? Non è affatto una domanda sorpassata, anzi per un credente è un interrogativo sempre vivo, reso ancora più acuto nelle circostanze drammatiche. Può diventare supplica e perfino grido di protesta quando si è coinvolti in vicende tragiche della storia.

Mi preparo ad incontrare i bambini e non penso che quella domanda costituisca un problema da risolvere: Dio non ha bisogno delle nostre dimostrazioni. In fondo, se Lui gioca a nascondino, lo fa per farsi cercare, anzi per nutrire negli uomini il desiderio di trovarLo. Questi piccoli chiedono a noi dov’è Dio e occorre che ci mettiamo la faccia. Il nostro volto esprime in ogni caso qualcosa, non ci può essere neutralità. E’ una sfida e sarebbe un vero peccato di omissione non affrontarla «come si deve». E come si deve? Da testimoni, non da funzionari. Da cercatori appassionati di Dio, non da piazzisti dei cosiddetti «valori». Da innamorati che cantano: «O Signore, Signore nostro, quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra! Voglio innalzare sopra i cieli la tua magnificenza, con la bocca di bambini e di lattanti» (Sal 8,2s).

Natalino Bonazza






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