DEL DOMAN NON V’E’ CERTEZZA?


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pubblicato il 03 gennaio, 2020

Durante le feste sto completando alcune letture scelte. Nell’l’ultimo rapporto del Censis sulla società italiana si trova un capitolo dal titolo attraente: «Il furore di vivere degli italiani». E un ritratto per nulla acquarellato, anzi a tinte forti e cangianti. Sullo sfondo di fenomeni persistenti (lo tsunami demografico, l’esodo dal Sud del Paese, il mediocre tasso di formazione) o emergenti (le pulsioni antidemocratiche, la continua espansione del non voto, la riduzione del lavoro) si staglia la seguente descrizione, che cito per esteso: «Disillusione, stress esistenziale e ansia originano un virus che si annida nelle pieghe della società: la sfiducia. Il 75% degli italiani non si fida più degli altri, il 49% ha subito nel corso dell’anno una prepotenza in un luogo pubblico (insulti, spintoni), il 44% si sente insicuro nelle vie che frequenta abitualmente, il 26% ha litigato con qualcuno per strada».

Il quadro non lascia intravvedere un gran futuro. Oggi infatti si evita di pensare al domani ed è più facile gettarsi nel presente o, per meglio dire, arrangiarsi per il momento. E poi si vedrà. D’accordo nessuno può pretendere certezze. il guaio è che la speranza sta mancando. Il testo del rapporto esordisce affermando: «Il furore di vivere degli italiani ha vinto su tutto». Aggiungo: per ora. Chiedo inoltre: vale per tutti? E chi si lascia andare o si sta perdendo?

In tal senso l’assuefazione generale al diffondersi delle dipendenze tra i minorenni – dall’abuso di alcol alla cannabis – ritenuto un fatto ormai ineluttabile e senza che scatti una strategia educativa forte, a me sembra un grave sintomo di irresponsabilità epocale. La pagheremo cara.

Natalino Bonazza






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