Il ranocchio sordo


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pubblicato il 14 febbraio, 2020

Se ne sentono sempre tante, le più disparate, certe proprio assurde. Sono le opinioni della gente, quelle sussurrate o quelle urlate a gran voce. Opinioni che restano spesso parole inutili perché giudicanti, perché non seguite da fatti concreti, semplicemente parole che servono a dar aria alla bocca o come va di moda ora, alla tastiera. Tutti ormai siamo diventati tuttologi: sappiamo tutto e lo vomitiamo addosso alla gente dall’alto della nostra ignoranza. Ci contrariamo, ci inorridiamo, critichiamo e ci opponiamo, ma su che basi? Difficilmente avvaloriamo la nostra tesi con valide argomentazioni. Probabilmente il nostro metro di misura più utilizzato è il grado di gradimento personale, unito poi all’adattarsi all’opinione dei più, giusto perché seguire la massa dà più sicurezza e meno responsabilità.
È il “rumore di fondo”: quell’insieme di chiacchiericcio, giudizi e pregiudizi che spesso intossicano la nostra mente. E per rendere bene il concetto, racconto brevemente la storiella del “Ranocchio sordo”. Un giorno si tenne una competizione per ranocchi che consisteva nello scalare una torre molto alta. Per l’occasione si era radunata una gran folla che riteneva quella scalata una missione impossibile. E cominciò ad urlare: “Non ce la faranno mai!”; “È un’impresa impossibile per un ranocchio!”; “Dovrebbero ritirarsi!”. I partecipanti, sentendo questi commenti, si scoraggiarono e alcuni si ritirarono ancor prima di iniziare. “Poveri ranocchi, che fatica immensa! Non riusciranno mai ad arrivare fino alla cima! Quei poveretti moriranno prima…” E così anche i ranocchi più coraggiosi si diedero per vinti. Solo un ranocchio proseguì a sua scalata vincendo la competizione. La folla, curiosa, volle sapere come avesse fatto e iniziò a fargli mille domande, ma si accorse che il ranocchio era sordo.
Einstein diceva: “Chi dice che è impossibile (e io aggiungo perché non è così coraggioso e determinato per almeno provarci), non dovrebbe disturbare (aggiungo con le sue spesso inutili ed infondate critiche) chi ce la sta facendo”. La storiella del ranocchio sordo ha tanto da insegnare, sia a chi potrebbe davvero fare qualcosa di grande senza farsi scoraggiare dalle opinioni altrui, sia a chi potrebbe risparmiare al mondo i suoi personalissimi giudizi.

Monica Alviti






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