Uno sguardo sulla settimana


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pubblicato il 14 febbraio, 2020

IOGUARDOSANREMO!
Così, all’inizio, per mettere in chiaro subito le cose, che poi magari uno pensa che ci sia scritto
qualcos’altro nelle prossime righe, chessò un’ode alle foche monache o una sferzante critica all’uso
dell’avocado in cucina.
No signori, così non è, ho scritto Sanremo e di ciò mi occuperò!
Ora, non è che ho visto proprio tutte le puntate – anche perché avrei fatto mattina presto – e, a dirla
completa, credo di non aver neanche sentito tutte le canzoni in gara, ma, quotidianamente, ho
acceso la tv alla sera e ho lasciato che il Festival della Canzone Italiana risuonasse in salotto mentre
si cenava oppure si sfogliava il giornale.
Perché, lo ammetto, credo sia impossibile seguire per più di 2-3 ore lo spettacolo, infarcito di
miliardi di pubblicità e, in parecchi momenti, abbastanza ingessato e lento.
Ma Sanremo è Sanremo (!!!) ed è un appuntamento fisso del febbraio televisivo, con buona pace di
chi pensa che i soldi pubblici sarebbe meglio spenderli altrove (più puntate del Commissario
Montalbano? Più notizie a I Fatti Vostri? ).
Mi piace Sanremo perché è NazionalPopolare, che non è una brutta allergia ma il termine che calza
a pennello per descriverlo: lo guarda la nonna per ritrovare Rita Pavone, lo sbircia il ragazzo
quindicenne per cantare l’ultimo tormentone trap di Ghali, lo brama la generazione dei cinquanta-
sessantenni cantando a squarciagola “Che confusione, sarà perché ti amo…” assieme al Quartetto
Cetra, no scusate, ai Ricchi e Poveri nella loro “storica” formazione originale.
E dove lo mettiamo l’inedito di Al Bano e Romina (so a cosa state pensando, cattivi!)?
Non pago di solleticare l’appetito di svariate fasce sociali, Sanremo si prende il lusso di tenere
incollato al teleschermo anche l’intellettuale, come sempre affascinato dal monologo di Roberto
Benigni che cita nello stesso discorso Peppe Vessicchio e il Cantico dei Cantici.
Se poi andiamo a scavare in profondità, ci accorgeremmo che il nostro paese si rispecchia
completamente in questa manifestazione: l’Italia è brava a mettersi in mostra avendo città d’arte
uniche al mondo, paesaggi montani incredibili e coste pazzesche; Sanremo ha alle spalle canzoni
immortali, da Volare passando per Un avventura di Battisti e arrivando a Vasco Rossi; in entrambi i
casi quello che ora si fa notare è l’incuria e il menefreghismo dei nostri patrimoni nazionali come,
in ambito musicale, la mancata valorizzazione delle melodie passate che sembrano scomparse dal
pentagramma attuale.
E questo è triste, molto di più che soffermarsi su scandali e gaffe montate ad arte…

Alessandro Seno






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