IL MONDO DA UN OBLO’?


« E la messa? Una grande piazza virtuale »

pubblicato il 23 aprile, 2020

Ormai mi hanno appiccicato l’appellativo di prete social e probabilmente molti sono portati a ritenere che il mio sia un uso eccessivamente intensivo della rete. Mettetevi il cuore in pace,  sono piuttosto vigile su questo. In realtà, durante queste settimane, la mia prima preoccupazione è di raggiungere il più possibile le famiglie tenendo desto il senso di comunità. Quando posso disporre liberamente del mio tempo, preferisco leggere un libro, ogni tanto guardare un buon film, interessarmi di arte e avere sempre della musica da ascoltare.

Ben più grande piuttosto è un timore, che vorrei esprimere citando Gianni Togni e la sua celebre canzone: «E guardo il mondo da un oblò, mi annoio un po’». Lo schermo dei nostri PC, tablet e smartphone sono come l’oblò di una nave: puoi scrutare l’esterno, ma nello stesso tempo esporti ad esso il meno possibile. E’ una scelta comoda e lecita, beninteso. Basta esserne consapevoli e tener presente che stai alla finestra: del mondo reale vedi davvero poco, per lo più quello che altri han deciso di farti vedere e non ci entri davvero. Ecco perché cerco di usare i new media come se lo schermo fosse un periscopio, facendolo ruotare in ogni direzione, per guardarmi meglio attorno e riconoscere la complessità.

Finito il confino, quello che conta è uscire fuori e potersi incontrare con la gente, guardarsi negli occhi, tornare a parlarsi, ad ascoltarsi e anche a discutere, quando occorre. Dai, riemergeremo.

Natalino Bonazza






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