UNO SGUARDO SULLA SETTIMANA


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pubblicato il 23 aprile, 2020

Cade in questa settimana, precisamente il 22 aprile, la cinquantesima ricorrenza di un evento molto importante, specialmente in questo tempo di difficoltà che stiamo vivendo: mi riferisco all’Earth Day, il Giorno per la Terra. L’ho scritto volutamente in inglese, perché la prima manifestazione si svolse negli Stati Uniti per volontà di un deputato democratico che volle dare importanza a quello che ci sta sotto i piedi! Sembra scontato, ma se non ci fosse del solido terreno la nostra vita non sarebbe più la stessa. Questa ricorrenza mobilita ogni anno milioni di persone e dal 1990 è diventata mondiale, coinvolgendo via via svariate nazioni fino a toccare quota 141 nelle ultime edizioni.

A che serve l’Earth Day?

Prima di tutto a farci prendere coscienza che di mondi come la Terra ne esiste uno e uno soltanto. Distrutto questo, non ci resta che prendere l’astronave come nel film d’animazione Wall-E e iniziare a vagare per l’universo. Se ci lamentiamo adesso che possiamo uscire poco e solo per necessità figuriamoci che cosa significherebbe essere rinchiusi in un razzo missile (con circuiti di mille valvole però…).

In secondo luogo l’Earth Day serve a prenderci cura di quello che diamo per scontato: ci sarà sempre una terra sotto ai nostri piedi! D’accordo, ma come sarà ridotta?

In questi primi mesi dell’anno, l’enorme problema che ci sta mettendo a dura prova, ha evidenziato però aspetti positivi, che sinceramente nessuno si sarebbe aspettato. E’ bastato fermare per svariate settimane l’attività umana – dalla semplice passeggiata all’immenso traffico di camion e aerei – per vedere ridotta del 25% (un quarto!) l’anidride carbonica presente nell’aria. Ed ancora, meno movimento umano sembra produrre meno sismicità del pianeta. Quando ci muoviamo produciamo delle vibrazioni, sempre maggiori se ci accompagniamo ad altre persone, con l’utilizzo di auto, pullman, TIR o treni. Tutto questo spostarsi determina il “rumore sismico” che si riverbera per tutta la terra, provocando spostamenti piccoli (non avvertibili) o grandi (terremoti) che poi flagellano purtroppo anche la nostra penisola. Bene, in questo periodo di “ferma” il rumore sismico è diminuito tra il 30% e il 50%.

Stiamo facendo del bene al nostro vecchio pianeta e questo rende un po’ meno pesante il pit-stop che al momento ci tiene ai box.

Alla ripresa della corsa tutto tornerà come prima? Credo di sì, ma sarebbe bello che si potesse istituire un giorno al mese dove tutto e tutti si fermano, si va a piedi o in bici al parco o al mare, negozi chiusi e auto ferme! Potrebbe essere una sorta di “ricordo” di momenti brutti che però ci hanno fatto capire che, se ci crederemo, potremo risollevare il nostro mondo e consegnarlo migliore a chi ci seguirà!

Alessandro Seno






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