RISPONDIAMO ALLA PROMESSA DI DIO


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pubblicato il 08 maggio, 2020

«Il Villaggio» della scorsa Pasqua non va in stampa. Restano ancora troppe incertezze e mancano le condizioni per provvedere alla distribuzione casa per casa. Vengono pubblicati qui, uno per volta, quei contributi scritti che troviamo utili a sostenere questo tempo fino alla Pentecoste. E si comincia da una riflessione sulle promesse battesimali.

 

  • Una promessa è una promessa!
  • Una promessa è sacra! 
  • Fatta una promessa la devi mantenere, altrimenti che uomo o donna sei?
  • Ti prometto tutto il mio amore! 

Quante volte, trasportati da situazioni o emozioni momentanee, ci siamo fatti carico di impegni verso altri. Poi con il tempo ci siamo accorti di quanto instabili siamo e i nostri buoni propositi sono venuti a mancare, finché – incredibile – non ce ne ricordiamo più. E allora le parole che pronunciamo sono di ben altro segno:

  • Ah, io non ho mai detto questo…
  • Guarda, lo prometto (oggi), però domani chi lo sa? 

Fino a non molti anni fa la parola data o una promessa esplicita costituivano un atto di per sé impegnativo. Una semplice stretta di mano valeva a stabilire un impegno e rappresentava un gesto di fiducia reciproco. Oggi c’è bisogno di ricorrere alla forma del contratto e quindi si richiede di sottoscrivere con la propria firma quanto viene accordato. C’è da chiedersi che peso ha ancora sulla coscienza personale l’importanza di fare una promessa.

Nell’ambito delle relazioni interpersonali ogni promessa esige fedeltà. Entrare in amicizia, ad esempio, significa intrecciare dei legami e quindi anche comporta uno scambio di promesse, sulle quali i rapporti si fondano e si costruiscono nel tempo, Sappiamo bene che il banco di prova è la quotidianità. Quando l’entusiasmo viene a mancare, quando si patisce la poca attenzione, quando pesa la trascuratezza o l’assenza, quando tutto il peso grava sulla singola persona, è facile cedere e anche le più buone intenzioni vacillano. Come una pianta, che non viene più alimentata da acqua viva, la relazione si fiacca e si va inaridendo. Le nostre parole si fanno sempre meno affidabili e le buone intenzioni non bastano più.

Nel rapporto con Dio avviene lo stesso. Nella Bibbia possiamo ripercorrere la storia di Dio con il suo popolo: è una storia di promesse mancate dall’uomo e riprese sempre di nuovo dal Signore. Lui è meraviglioso nella sua fedeltà, perché non si stanca mai di cercare l’uomo e di chiamarlo a sé. Non a caso la Scrittura ricorre all’immagine sponsale! Dio ama per primo e quindi promette per primo fino dare compimento in Gesù Cristo. Come insegna san Paolo «tutte le promesse di Dio in lui sono “sì”. Per questo attraverso di lui sale a Dio il nostro “Amen” per la sua gloria» (2 Cor 1,20).

Fare Pasqua significa lasciarsi introdurre nella vita nuova di Gesù Cristo, dove si compie il «sì» di Dio per noi. E’ il momento più forte per prendere in mano il nostro battesimo: ecco perché ci viene chiesto di rinnovare le promesse battesimali. L’amen della fede vale molto di più di un assenso convinto, coinvolge molto di più di uno slancio entusiasta. Nasce dal cuore del credente e va all’unisono con la comunità ecclesiale: «Io credo, noi crediamo». L’amen della fede vuole poi espandersi nella vita e farla rifiorire tutta.

 

«Ecco il compito meraviglioso e impegnativo che attende tutti i fedeli laici, tutti i cristiani, senza sosta alcuna: conoscere sempre più le ricchezze della fede e del Battesimo e viverle in crescente pienezza.»

San Giovanni Paolo II

Andrea Memo






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