FAME DI CRISTO?


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pubblicato il 22 maggio, 2020

In questi giorni si scrive molto sulla ripresa delle messe con il popolo. La notizia viene spesso omologata al tema della «ripartenza» e ridotta agli aspetti organizzativi: come vengono allestite le chiese, quali sono modalità e orari delle celebrazioni… Insomma anche qui si riapre e via come prima.

Vedo le cose diversamente. Anzitutto non abbiamo mai chiuso. Le chiese sono rimaste aperte alla preghiera personale, luoghi materni nei quali sostare protesi all’abbraccio di Dio. Molte famiglie hanno scoperto l’opportunità di pregare insieme in casa. Più che lo schermo acceso per l’ennesima diretta ha avuto valore metterci la faccia per leggere la Bibbia e recitare il Padre nostro con i figli. Da spettatori a protagonisti, vuoi mettere? E quando mi sento dire che stare a casa ha dato modo di relazionarsi molto di più con i propri cari, penso che sarà confortante poter raccontare i due mesi abbondanti di lockdown come tempo favorevole – un inatteso e autentico «kairos».

La mia non è un’ottica semplicemente ottimistica e riconosco che non per tutti è andata bene così. Nelle prove esce il meglio e può uscire il peggio delle persone. La nostra condizione è sempre drammatica. Ed ora, riguardo all’eucaristia. Sarà vera fame? Il «digiuno eucaristico», che abbiamo sopportato, ha davvero alimentato in noi il desiderio dell’incontro con Cristo vivente nella Chiesa? E il vuoto creato dalla diaspora della comunità, sarà semplicemente colmato dal bisogno di socializzare? Sapremo distinguere l’essenziale dal surrogato?

Natalino Bonazza






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