UNO SGUARDO SULLA SETTIMANA


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pubblicato il 19 giugno, 2020

Giugno è sempre stato il mese dell’attesa, è il periodo che precede l’estate, è il tempo durante il quale facciamo i nostri programmi per le ferie e sogniamo vacanze in posti bellissimi, sono giorni splendidi che ancora non portano dentro sé afa e calura che ritroveremo a luglio e agosto.

Quest’anno ci saranno, ahinoi, poche aspettative da progettare e queste giornate le stiamo vivendo con un misto di speranza e paura: da una parte sentiamo il profumo del mare e l’invito a trovare momenti di relax, dall’altra il timore di nuovi contagi e, purtroppo, le tasche non propriamente piene ci frenano e impongono uno stop ai nostri desideri.

Ad aumentare questo senso di incertezza dovuto proprio a questi due opposti inconciliabili ci si mette anche un malessere nuovo che gli esperti hanno denominato “Sindrome della capanna”.

Che cos’è? Nei paesi freddi tipo Islanda o Norvegia la gente fa fatica ad uscire di casa alla fine dell’inverno, come se si fosse assuefatta al calore domestico; pare che prenda anche noi, reduci dalla prolungata quarantena.

Facciamo fatica a ricominciare, a fare le cose che riempivano le nostre giornate prima dell’avvento del virus; nonostante parecchia gente abbia più tempo libero a disposizione a causa di lavori part-time o di tele-lavoro, ci accorgiamo di riuscire a fare meno di quello che normalmente svolgevamo con meno ore a disposizione, ci disperdiamo in vuoti giri e rimandiamo le decisioni importanti.

Questo è dovuto fondamentalmente al clima di instabilità che permea tutta la nostra società, dalla politica fino agli appuntamenti per spedire una raccomandata!

Eh già, perché una causa dell’incapacità di riprendere la vita di prima è quanto è diventata faticosa la vita di adesso: per entrare in banca ci vuole una prenotazione, che si fa attraverso un numero verde, che non risponde mai; per recuperare un pacco alle Poste ci vuole una mezza mattinata; ancora oggi può capitare di fare coda fuori in alcuni supermercati…

E come se noi volessimo riprendere quello che avevamo lasciato tre mesi fa ma i fornitori di servizi non ce lo consentano.

In questo panorama allora diventa frustrante compiere qualsiasi cosa e di conseguenza aumenta il nostro senso di impotenza.

Non ho in tasca la soluzione a tale situazione ma credo sia essenziale affrontare le difficoltà una per volta, cercando di risolverle senza farci prendere dallo sconforto che altre 99 ci attendono al varco; risaliamo metaforicamente in bicicletta, all’inizio si rischia di cadere ma poi ci si ricorda come andare!

Alessandro Seno






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