UNO SGUARDO SULLA SETTIMANA


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pubblicato il 26 giugno, 2020

“Quando correvo vicino ai 400 all’ora sulle piste di tutto il mondo, ero io da solo. Adesso, su quell’handbike, c’è il mio Paese che spinge con me. Sento che la gente mi vuole bene. Anche se in fondo non ho fatto niente di speciale: a un certo momento, ho preso la bicicletta e ho pedalato”.

Parole che semplicemente spiegano un uomo: Alessandro Zanardi, in arte Alex.

Una persona che ha fatto della sua vita un emblema della resistenza, della caparbietà; uno sportivo che ha trasceso drammatiche tragedie per portare in Italia e nel mondo la voglia di credere nei propri mezzi.

Per chi non conoscesse la sua storia vi basti sapere che circa vent’anni fa un terribile incidente automobilistico, durante una gara, lo privò delle gambe: devastato nel fisico, appena si ristabilì decise di non lasciarsi “andare” ma intraprese una nuova carriera sportiva usando le braccia per pedalare agonisticamente in tutto il mondo, vincendo 4 ori olimpici e 12 mondiali e stabilendo il record mostruoso di 1 ora, 13 minuti e 58 secondi alla maratona di New York.

E qualche giorno fa Alex si era “gettato” in una nuova impresa: una staffetta ciclistica dal Lago maggiore fino a Santa Maria di Leuca, un giro da nord a sud per ricucire la fiducia degli italiani, provati dall’emergenza Coronavirus; ma una brutta curva e il sopraggiungere in senso opposto di un tir hanno causato un incidente nel quale l’atleta ha riportato delle ferite gravissime.

Operato d’urgenza, è tenuto in coma farmacologico sperando che la sua fibra fortissima faccia ancora una volta la differenza, riconsegnandocelo con tutto il suo spirito e umanità.

Chiunque l’abbia conosciuto non fa che tesserne le lodi, soprattutto per la “spontaneità” nel vivere la sua condizione particolare; ma quello che colpisce tutti, anche chi l’ha visto solo sui giornali o a qualche programma televisivo, è la capacità di trasmettere energia positiva e voglia di vivere.

In questi momenti strani e difficili che stiamo vivendo, Zanardi rappresenta il desiderio comune di poter sorridere nelle avversità, di giocare nella partita quotidiana con tutte le proprie forze anche se l’avversario (malattie, cassa integrazione, incertezze economiche…) ci sovrasta e non vediamo filtrare luce nel tunnel.

Ci insegna oltremodo a prendere le distanze da tutto quello che appesantisce senza motivo le giornate, piccoli fastidi che impallidiscono di fronte a drammi veri e che dovrebbero sempre farci riflettere sulla bellezza delle nostre vite.

Alessandro Seno






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