LA FORZA DELL’AMORE


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pubblicato il 03 luglio, 2020

E’ la vigilia di Natale 2002. Giovanna ritira il referto ma non riesce a decifrarlo. Occorre andare subito dal medico per avere certezze. La scienza vale sicuramente più del test preso al supermercato a sancire il passaggio dal «sentirsi’ all’«essere» effettivamente incinta ha il suo compimento.

A settembre, ormai fuori termine, cerca di tener duro ancora un giorno. Ed invece no: Lorenzo nasce l’11 quasi a ricordarci che tutto sarebbe inevitabilmente cambiato.

Che difficile nel tempo vedere le differenze di nostro figlio con i suoi coetanei. I parchi giochi sono pieni di bambini che si divertono e di genitori che si rilassano. Noi no: tesi peggio che al lavoro e soprattutto lui che non si diverte e, impaurito, picchia i bambini. Pensi sia gelosia, perché sabato è nata sua sorella e lunedì ha iniziato l’asilo. Ed è nel momento più buio, quando lui inizia la scuola e le cose non vanno per niente bene, che nasce l’altra sorella più piccola.

Per avere una risposta ci vogliono nove anni. Dopo aver passato serie infinite di educatori, terapisti familiari, psicologi, neuropsichiatri infantili, la voce di tua madre che bisbiglia: «non è che per caso è autistico?» ti apre un mondo. Prima non ci pensi, poi ci pensi eccome. Ed ecco che arriva la dottoressa, «quella buona» e con lei la diagnosi. Vorresti non crederci e paradossalmente cominci a rilassarti. Le tessere del puzzle che per troppo tempo non sei riuscito a comporre vanno in po’ alla volta al loro posto. Difficoltà di comunicazione e socializzazione: ecco perché non riesce a stare con gli altri. Particolarità cognitive e di linguaggio: ecco perché ha iniziato a parlare presto come un adulto ed ha imparato a leggere da solo. Iper o ipo-sensibilità sensoriali: ecco perché dopo l’ennesima fuga dalla classe ti ha chiamato da scuola la maestra, dicendo: «Venga subito a prendere suo figlio o chiamiamo il 118, è pazzo!».  L’ipersensibilità agli stimoli sensoriali (ci avresti mai pensato potesse esistere?) vale a dire il lavorìo di luci-suoni-odori, che il tuo cervello non filtra, ti mettono in tensione come una molla e alla fine scatti. Il primo bersaglio che capita a tiro è quello buono, sia un compagno o una maestra.

Interessi ristretti e movimenti stereotipati, ecco perché si interessa di poche cose (la forma dei lampioni stradali, i segnali stradali, gli autobus…) e la sera saltella in corridoio battendo le mani.

Con questa consapevolezza Giovanna ed io ci guardiamo negli occhi e come succede nei momenti difficili invochiamo il Signore con il salmo: «Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l’aiuto? Il mio aiuto viene dal Signore, Egli ha fatto cielo e terra». Prendiamo carta e penna: basta colpevolizzarsi, dobbiamo capire cosa fare. Se siamo arrivati uniti fin qui dobbiamo continuare uniti. Nel momento in cui pensi di essere tu a dover agire in prima persona capisci invece che è il Signore a mettere sulla tua strada le persone che aiutano a crescere tuo figlio.

Il capo scout che a tutti i costi lo vuole con lui nel branco lupetti. La capo scout che diventa la sua educatrice a scuola e a casa. Il parroco che ti accoglie nel suo patronato e mette a disposizione gli spazi per le attività dell’associazione di genitori che, come te, camminano sullo stesso sentiero.

¹ La sindrome di Asperger è un disturbo del neurosviluppo compreso nello spettro autistico
² Il patronato di San Giuseppe accoglie da settembre 2019 le attività di Gruppo Asperger Veneto – Organizzazione di Volontariato che ha realizzato uno sportello di ascolto per famiglie

Paolo De Rossi







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