I SANTI DELLA SETTIMANA


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pubblicato il 10 luglio, 2020

Mercoledì 15 luglio ricorre la memoria liturgica di San Bonaventura, vescovo e dottore della Chiesa. Giovanni Fidanza nacque a Bagnoregio (Viterbo) nel 1218. Quand’era ancora bambino, fu guarito da san Francesco, il quale avrebbe esclamato: «Oh, bona ventura». Questa espressione gli rimase per nome ed egli divenne davvero una «buona ventura» per la Chiesa. Studiò all’università di Parigi e durante il suo soggiorno in Francia, entrò nell’Ordine dei Frati Minori. Insegnò teologia nella medesima università e formò intorno a sé una reputatissima scuola teologica. Nel 1257 venne eletto generale dell’Ordine francescano: carica che mantenne per diciassette anni con impegno e con lo scopo principale di mantenere l’unità dei Minori, al punto da essere considerato secondo fondatore dell’Ordine. Scrisse numerose opere di carattere teologico e mistico. Importante fu la «Legenda maior» ovvero biografia ufficiale di San Francesco, alla quale si ispirò Giotto per dipingere il ciclo di affreschi delle storie di San Francesco. Nel 1273 papa Gregorio X lo nominò vescovo di Albano e cardinale, affidandogli un incarico delicato: preparare il Concilio ecumenico di Lione. Compito che Bonaventura svolse con diligenza, fino all’ultimo, poiché morì proprio a Lione durante il Concilio il 15 luglio 1274.
Giovedì 16 ricorre la memoria della Beata Vergine del Carmelo. Si tratta di una festa mariana molto importante nella tradizione della Chiesa cattolica: la Madonna del Carmelo, una delle devozioni più antiche e più amate dalla cristianità, legata alla storia e ai valori spirituali dell’Ordine dei frati della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo (Carmelitani). Questa ricorrenza liturgica fu istituita per commemorare l’apparizione del 16 luglio 1251 a san Simone Stock, all’epoca priore generale dell’ordine carmelitano, riformatore della regola e già ultraottuagenario. La Madonna  gli consegnò uno scapolare (dal latino scapula, spalla) in tessuto, rivelandogli notevoli privilegi connessi al suo culto. A Venezia questa ricorrenza viene celebrata festosamente nella chiesa parrocchiale (un tempo conventuale) dei Carmini e nell’attigua Scuola Grande, sede dell’omonima arciconfraternita.

Domenica 19 infine ricorre la festa del Redentore, che – conviene sempre ricordarlo – nasce da un voto della Serenissima. Negli anni 1575-6 Venezia fu colpita dalla peste, che ne decimò la popolazione. Il Senato della Repubblica decise di affidarsi alla misericordia di Dio e fede voto che, se la città fosse stata liberata dal contagio, avrebbe eretto una nuova chiesa da dedicare al Redentore e ogni anno sarebbe andato solennemente in pellegrinaggio proprio lì, per rinnovare la memoria del beneficio ricevuto. Ecco perché ogni anno, per la terza domenica di luglio, viene costruito il ponte votivo che attraversa il canale della Giudecca ed il popolo di Venezia con il Patriarca e le autorità civili va a celebrare l’eucaristia e a pregare per la città. La fedeltà al voto, che dura da più di quattro secoli, ed ha un tratto oggi particolarmente attuale.







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