UNO SGUARDO SULLA SETTIMANA


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pubblicato il 10 luglio, 2020

Cos’hanno in comune una bella canzone come “Se telefonando” di Mina e un film horror come “Il gatto a nove code”, uno dei primi girati da Dario Argento?

Entrambi hanno usufruito degli arrangiamenti di un grande della musica che è deceduto questa settimana, naturalmente sto scrivendo di Ennio Morricone.

Il maestro è stata una di quelle persone che ti fanno sentire orgoglioso di essere italiano; un genio dell’orchestra che ha creato colonne sonore indimenticabili: Per un pugno di dollari, Il Buono, il brutto e il cattivo, Mission e buona ultima The Hateful Height, partitura composta per Quentin Tarantino nel 2016 che è valsa al direttore romano il suo secondo Oscar dopo un primo alla carriera.

Aldilà dei riconoscimenti, di per sé opinabili visto la mancata vittoria con composizioni sontuose come C’era una volta in America e molte altre, quello che colpisce nella carriera di Morricone è prima di tutto la prolificità, oltre 400 film musicati con perle luminosissime per ogni decade a partire dagli anni ’60, poi l’assoluta modestia del suo essere star, mai un’intervista di “routine”, mai un’uscita insolita o inopportuna; sposato da più di sessant’anni non ha mai fatto parlare di se lasciando che le note da lui composte facessero da biglietto da visita.

Registi del calibro di Bertolucci, Leone, Tornatore hanno potuto usufruire del genio del compositore.

Chi di noi non ha mai fischiettato qualche suo tema tratto dai famosi Spaghetti Western, chiamati così dagli americani – che il genere l’avevano inventato – proprio per esaltare il carattere nazionalpopolare dei film?

Il Washington Post, nel suo necrologia, lo ha chiamato “il compositore di ah-ee-ah-ee-ah”, l’urlo di Eli Wallach nel finale del Il buono, il brutto e il cattivo.

Senza di lui molti film non avrebbero quell’alone mitico che si portano dietro; personalmente io adoro la sequenza dove – sempre nel film sopra citato – il “brutto” cerca un nome su una tomba all’interno di un cimitero circolare, sotto quella croce è nascosto un tesoro incredibile che finalmente potrà essere suo: il movimento rotatorio della macchina da presa legato alla musica in crescendo rende la scena bellissima e vibrante, vorresti quasi che questa ricerca non finisse mai!

Grazie allora maestro Morricone, per averci fatto sognare con le note, anche se in un’ intervista ebbe a dire: «Il silenzio è musica, almeno quanto i suoni, forse di più. Se vuoi entrare nel cuore della mia musica, cerca tra i vuoti, tra le pause. Ogni suono è soltanto la pausa di un silenzio”.

Alessandro Seno






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