UNO SGUARDO SULLA SETTIMANA


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pubblicato il 17 luglio, 2020

Eppur si alza! Parafrasando la famosa frase attribuita a Galileo Galilei la uso per introdurre l’argomento della settimana ovvero la prima prova completa dell’innalzamento del Mose, il sistema di dighe mobili che proteggerà (si spera) Venezia dall’acqua alta.

Nei giorni scorsi, alla presenza di tutte le più importanti autorità locali e nazionali si è svolto un test fondamentale per la sicurezza della città lagunare: tutte e 78 le paratie che compongono la complessa opera idrica soprannominata Mose (MOdulo Sperimentale Elettromeccanico) sono state “tirate su” per testare il funzionamento del sistema.

Nella prima mattinata il presidente del consiglio Conte assieme a Zaia, presidente della regione Veneto e Brugnaro sindaco di Venezia ha schiacciato il “pulsante rosso” che ha fatto partire il test; nel giro di un’ora e mezza tutte le dighe mobili sono uscite dai loro alloggiamenti e hanno creato uno sbarramento completo isolando Venezia dal mare.

Quindi prova eseguita con successo!

Certo ma…

E come tutte le storie riguardanti questa mega-struttura (pensate che è stata creata un’isola artificiale di 65.000 metri quadri per dividere la bocca di porto del Lido) c’è sempre un’incognita che incombe sulla reale fine dei lavori, anzi in questo caso ce ne sono parecchie, a partire dalla forza della marea per esempio: la prova è stata eseguita con mare calmo e assenza di vento, condizioni praticamente perfette che molto difficilmente si ritroveranno durante il periodo delle acque alte; altra criticità è rappresentata dalla sabbia che si insinua tra le dighe e i loro alloggiamenti ostruendo il rientro nei cosiddetti “cassoni”.

Questi e altri ancora quesiti dovranno essere risolti dall’amministrazione straordinaria che sovrintende il completamento del Mose; bisogna comunque prendere atto che tutto ha funzionato e questo è un buon punto di partenza.

Decine di specialisti si sono confrontati, alle volte in maniera aspra, portando l’acqua al mulino dei detrattori (tantissimi) o dei fautori (decisamente in minoranza), bisogna però – a mio parere – distinguere i problemi giudiziari da quelli strutturali; molte persone vedono l’opera come una mangia-soldi, altri come un sistema già vecchio…in ultima analisi credo comunque sarebbe folle abbandonare ora uno strumento di salvaguardia che, alla luce del successo parziale di questo primo test, potrebbe attenuare in parte il secolare scontro di Venezia con le acque alte.

Guardiamo allora con fiducia a questa struttura e confidiamo nella professionalità delle centinaia di persone che ci stanno lavorando!

Alessandro Seno






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