Il piccolo Luigi – Ora l’abbandono è gentile (ma spero che ci ripensino)


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pubblicato il 25 luglio, 2020

La notizia del bambino trovato nella culla termica vicino alla chiesa di San Giovanni Battista a Bari mi turba in ogni particolare. So perché. C’è sempre stata, c’è ancora, una ruota degli esposti vicino a dove abito io, e ogni volta che passo lì davanti mi fermo e la guardo. L’ho messa anche in un romanzo, ‘Il Super-Baby’.

La mia ruota sta dentro una nicchia semicilindrica e ha la forma di una botte, divisa a metà e aperta sul lato frontale, rivolto a noi. La donna, o la ragazza, che aveva partorito un bambino e non poteva tenerselo, veniva di nascosto col bimbo in braccio, lo deponeva nella parte superiore della botte, sotto metteva quel che aveva, pannolini, scarpette, calzini, poi dava una spinta alla botte, in modo che mostrasse di là, verso il cortile, la parte aperta, con tutto quello che adesso conteneva, e scappava. Nel cortile c’eran le suore, che lavoravano con gli attrezzi. Sentivano la ruota che girava, mollavano gli attrezzi e accorrevano. Pigliavano in braccio il bambino e se lo contendevano. E così lo salvavano.

Ma chi salvava veramente quel piccolo? C’è una scritta sopra la ruota, nel soffitto concavo, e dice così: «Pater meus et mater mea dereliquerunt me, / Dominus autem assumpsit me» (mio padre e mia madre mi hanno abbandonato, ma il Signore mi ha preso). Ogni volta che leggo quella scritta ci ragiono. ‘Mater mea dereliquit me’: non c’è dubbio, ‘pater meus dereliquit me’ qui qualche dubbio c’è, a volte il padre non sa nemmeno che sta per nascere un suo figlio. Ma questo non significa che non sia anche lui ad abbandonarlo, e che dunque la scritta della ruota (che è un salmo) non dica la verità. «Dereliquerunt» è plurale. Anche nel caso del bambino lasciato nella culla termica di Bari gli autori dell’abbandono si presentano al plurale. Hanno lasciato un biglietto: «Mamma e papà ti ameranno per sempre». Prima la mamma, poi il papà. Nella mia ruota, prima viene il pater e poi la mater. Nella ruota, «dereliquerunt». Nella culla, «ti ameranno per sempre». Nella ruota, un taglio netto: ti derelinquo e non voglio saperne più nulla. Nella culla, ti ameremo per sempre e vogliamo tenere per sempre un legame con te.

Questo legame è il nome. Lo scegliamo noi e vogliamo che tutti ti chiamino con quel nome. Quel nome è Luigi. Se lo scegliamo noi, è interno alla nostra stirpe, tu fai parte della nostra stirpe e la prolunghi. Tu sei dei nostri e resterai dei nostri. Ho sentito una volta un contadino usare un proverbio, che non so se era nel repertorio della sua cultura o se lo inventava lui: «Il bue si piglia per la cavezza e l’uomo per il nome». Se incontri M49 e lo chiami con quel nome non risponde perché non sa che è il suo nome, ma Luigi lo saprà perché tutti lo chiameranno così. Anche i genitori naturali quando lo reincontreranno. Dargli il nome è un modo per ritrovarlo.

Io spero che vogliano ritrovarlo subito. Oggi stesso. Il passaggio alla ruota degli esposti era un ingentilimento dell’abbandono, il passaggio alla culla termica è un ulteriore ingentilimento, ma pur sempre di abbandono si tratta.

 

Ferdinando Camon
(da Avvenire del 21 luglio)







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