UNO SGUARDO SULLA SETTIMANA


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pubblicato il 25 luglio, 2020

“Amore”. Una parola che evoca sentimenti e pensieri belli, che anche imbrattata su un muro ci spinge ad un mezzo sorriso (mandando improperi mentali a chi ha sporcato…), uno di quei vocaboli che ci lasciano sempre un sapore dolce quando lo pronunciamo – e sono sempre troppo poche le volte che lo facciamo a voce alta – .

Non mi sarei mai immaginato di associarlo ad un evento tragico come il suicidio nei giorni scorsi di una star del pattinaggio su ghiaccio: Ekaterina Alexandrovskaya, si è tolta la vita a soli vent’anni lasciando sul tavolo di casa un biglietto con un’unica parola: Amore appunto.

Al momento nessuno sa a chi o a cosa si riferisse la ragazza lasciando quest’annotazione ma il gesto collegato ad essa è assurdamente tragico.

Come può una giovane con una vita intera davanti a sé progettare ed attuare un evento così “definitivo” e legarlo ad un vocabolo che evoca solo gioia?

La pattinatrice di origine russa ma – per esigenze sportive – con passaporto australiano era una stella nascente nel panorama degli sport su ghiaccio, vincitrice, assieme al collega Harley Windsor, del campionato mondiale juniores; poi qualche problema fisico del partner aveva rallentato la loro preparazione fino all’anno scorso dove, a causa anche di una sospetta forma di epilessia della ragazza, entrambi i pattinatori avevano lasciato l’attività agonistica.

Qualche problema finanziario era comparso all’orizzonte ma niente che potesse far presumere il gesto della ragazza.

Ekaterina era nata il 1 gennaio 2000, quindi incarnava alla perfezione la nuova generazione Z cioè coloro venuti alla luce dopo il 1995, una categoria di giovani che cresce e si sviluppa in un ambiente super-tecnologico dove le interazioni con il prossimo sono prevalentemente di carattere virtuale, delegate cioè a cellulari, pc o tablet; in quest’ottica forse anche i sentimenti acquistano una valenza meno forte rispetto alla “vecchia scuola”; adesso i messaggi dei giovani sono pieni di cuori o faccine gialle che mandano baci o esprimono gioia e empatia, ma al momento del reale, vivo e pieno contatto fisico con gli altri spesso questi ragazzi si sottraggono rifugiandosi dietro lo schermo sicuro e impersonale di un telefono.

“Amore” diventa quindi una parola come altre, alla stregua di TVMB (Ti Voglio Molto Bene) o del simbolo del cuore fatto con le due mani unite; non sapremo mai però quale valenza avrà assunto nella vita di questa povera ragazza che l’ha lasciata come testamento.

Alessandro Seno






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