LASCIAMOLI GIOCARE


« Dedicazione della chiesa di san giuseppe L’errore umano che ci salvera' la vita »

pubblicato il 07 agosto, 2020

Dalle finestre aperte della cucina sento le voci dei bambini, che frequentano il centro estivo. Arrivano al mattino e cominciano a giocare tra loro, finché non iniziano le attività di gruppo. Dopo il pranzo escono per un po’ e li senti rincorrersi, fare capannelli, ridere e giocare ancora. A che cosa? Non so che cosa si inventano. Basta una scala, una panchina, un ramo secco, qualche foglio bianco, gli Uniposca: i ragazzi si creano un mondo e la loro immaginazione vola. Lo confesso, mi è sempre piaciuto il patronato, perché è un posto dove i bambini possono giocare liberamente. Certo, i genitori si sentono sicuri nell’averli lì, perché non ci sono pericoli, né presenze allarmanti. Forse qualcuno apprezza ancora di più l’impegno per una proposta educativa che implica l’arte di far giocare.

Quando però si identifica gioco e sport, a senso unico, si mette in campo un grosso equivoco e ne fanno le spese i nostri figli. Ne conosco troppi messi unicamente sul binario della gara e di un successo, ambito più dagli allenatori e dai genitori che da loro stessi. Crescono misurandosi continuamente sulle prestazioni agonistiche ed intanto coltivano poco di sé, a cominciare dal trascurare la scuola.

I bambini, lasciamoli giocare. Non ci faremo omologare a ridurre i nostri patronati a terreno caccia per società sportive (di calcio, ettepareva).

Natalino Bonazza






Archivio