La lezione di Papa Luciani – A 42 anni dalla sua elezione a Papa


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pubblicato il 28 agosto, 2020

«Giovanni Paolo I arriva al timone della barca di Pietro come un vento di primavera che interrompe l’inverno del terrorismo e del piombo». Questa acuta notazione di Antonio Preziosi, in una sua ancor recente pubblicazione, ci riporta al clima del 1978: l’«anno dei tre Papi»; ma anche l’anno del delitto Moro, l’anno più buio nella storia della Repubblica. Come visse Luciani quell’anno, prima dell’elezione? Tra le sue pagine emergono alcuni interventi come l’omelia tenuta al funerale di un giornalista ucciso in febbraio in un attacco dinamitardo. Diceva: «Come vescovo, in nome della fede e dei diritti umani, io devo dichiarare insostenibile tale stato di cose e chiedere a tutti gli uomini di buona volontà, a qualunque istituzione o partito appartengano, di fare argine contro di esso». In quelle settimane lo sguardo del Patriarca di Venezia si posava preoccupato su alcuni libri adottati nelle scuole. Vi aveva letto: «Le rivoluzioni sono una conseguenza necessaria…». Commentava: «Perfino a teneri fanciulli si insegna in qualche scuola la necessità della rivoluzione». Se i brigatisti rivendicavano per sé «il nome di soldato combattente una guerra santa», Luciani aggiungeva: «Il cristianesimo esclude in ogni caso l’odio».

Richiamava i genitori a vigilare, sottolineando: «Si semina vento di odio oggi, domani si raccoglierà tempesta». Erano anni di piombo, in cui si ‘amoreggiava’ con la rivoluzione, come «se fosse cosa che risolve tutti i problemi in quattro e quattr’otto. La storia insegna invece che, certo, le rivoluzioni passate – le poche volte che non si fermarono a metà – hanno risolto qualche problema, ma creandone altri, a prezzo di tanto sangue e lasciando solchi profondi di divisioni e di odi».

(…) Il 16 marzo 1978 ci fu la strage di via Fani, cui seguirono i giorni più tetri della storia repubblicana, finché il 9 maggio l’Italia si fermò davanti all’orrore della Renault 4 rossa in via Caetani. Luciani scriveva: «…se un popolo buono lo si gonfia per anni di odio all’acido muriatico. Se giorno su giorno si demoliscono sistematicamente i valori civili e umani, l’autorità dei genitori, dei maestri e la santità della famiglia…, saltano fuori ben altro che tupamaros! ». Erano questi i militanti di un’organizzazione rivoluzionaria uruguaiana, che aveva scelto la violenza con il metodo della guerriglia. Luciani ricordava ancora la parola di Gesù: «Amatevi l’un l’altro; perdonate; non fate agli altri quello che non vorreste fatto a voi stessi». (…)

Quali i rimedi? Luciani ne aveva per tutti: ai politici raccomandava tra l’altro «un giusto stile politico e dei saggi provvedimenti sociali». Alla gente chiedeva di uscire «dalla grigia e passiva neutralità. Non è forse fatale la pusillanimità, che non si dichiara per nessun ideale?». Agli intellettuali e ai giornalisti raccomandava: «Ogni pensiero, ogni parola è un seme dal quale può nascere un frutto buono o malvagio: quanto viene detto, recitato, scritto, trasmesso non cade in terra di nessuno, ma opera su uomini vivi, permea situazioni di esistenza e decisioni di vita». E oggi, in un contesto certo diverso, ma tra ombre che si vanno di nuovo addensando, quanto rancore si sta facendo ingurgitare agli italiani… Quante parole cattive si insinuano nel dibattito pubblico! L’aforisma di Luciani può essere scolpito di nuovo per noi tutti: «Se un popolo buono lo si gonfia per anni di odio all’acido muriatico…».

 

Davide Fiocco
Direttore Centro Papa Luciani







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