CHE COSA HO IMPARATO


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pubblicato il 02 ottobre, 2020

Sono tornato da due giorni passati al Cavallino. Non si trattava di una breve vacanza, bensì di partecipare ad un’assemblea dei preti con il Patriarca. Eravamo circa un’ottantina e in qualche momento anche di più. A fare che? – si chiederà qualcuno. A prenderci cura di noi stessi e delle comunità a noi affidate. Riassumo in tre verbi quello che ho imparato.

  1. Fermarsi. Quando nei mesi scorsi è scoppiata la pandemia, tutti siamo stati costretti a fermarci e a restare a casa: dal lavoro, da scuola e dall’università. Quello che era uno stop imposto, nel quale abbiamo imparato a riconoscere ciò che conta, ora può diventare una scelta: chi sa fermarsi fa attenzione a ciò che avviene attorno a sé e dentro di sé.
  2. Ascoltare. E’ indispensabile per realizzare un rapporto interpersonale: con il prossimo e con Dio. Accorgersi dell’altro, dargli tempo e fargli spazio, aprirsi al dialogo e al confronto richiedono quella «ginnastica» quotidiana, che è la docilità.
  3. Uscire. Abbiamo corso e corriamo il rischio di chiuderci: nella paura, nella sfiducia, nella pigrizia, nel mito dell’autosufficienza. Invece bisogna avere il coraggio di uscire, per andare incontro agli altri, al vicino e al lontano. Uscire per partecipare, condividere e vivere insieme.

E’ il tempo del coraggio e della gioia di credere, «radicati e fondati in Cristo» (Col 2,7).

Natalino Bonazza






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