NELL’ULTIMA CARROZZA


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pubblicato il 02 ottobre, 2020

Piccola storiella tratta dal web

Mamma e papà accompagnavano tutti gli anni in treno il figlio Martino dalla nonna per l’estate. Una volta cresciuto, il ragazzo chiede ai genitori: “Che ne dite se quest’anno provo ad andarci da solo?”. Dopo un breve confronto, i genitori si dicono d’accordo. Eccoli in piedi sul marciapiede della stazione mentre salutano e ripetono gli ultimi consigli a Martino, che afferma: “Sì, sì, lo so…me l’avete già detto cento volte!”. Il treno sta per partire e papà mette qualcosa nella tasca del ragazzo dicendo: “Se improvvisamente ti senti male o sei spaventato, questo è per te!”.  Ora il ragazzo è solo, per la prima volta nella sua vita. Intorno persone estranee che spingono, entrano ed escono dagli scompartimenti, il controllore commenta il fatto che sia solo, qualcuno lo guarda anche con compassione e Martino comincia a sentirsi in imbarazzo. Si spaventa, abbassa la testa, si rannicchia in un angolo del sedile, le lacrime iniziano a scendere. In quel momento ricorda le parole del padre e trova nella tasca un pezzo di carta con su scritto: “Sono nell’ultima carrozza”.

Il mestiere di genitore non è un mestiere facile e lo è sempre meno man mano che passano gli anni, non solo perché come si dice “figli piccoli, pensieri piccoli. Figli grandi pensieri grandi” ma anche perché la società cambia di continuo e con essa usi e costumi. Se, per proteggere i nostri figli, ci sostituiamo completamente a loro o rimediamo sempre e subito ad ogni loro errore, alla lunga finiremo per non fare esattamente il loro bene. Così facendo non li aiutiamo a crescere e a stare degnamente nel mondo. Rischiamo di creare una sorta di perenne dipendenza per cui diventerà impensabile per noi una vita senza di loro e per loro una vita senza di noi.  Se, invece, vogliamo farli crescere troppo in fretta, permettendo loro a cuor leggero ogni esperienza, perché così imparano, si fanno le ossa e diventano autonomi, rischiamo di far loro bruciare le tappe per pagarne le conseguenze in un secondo momento. Ecco che questa storiella torna utile e rappresenta bene il giusto compromesso tra i due estremi. E’ così che dovremmo prepararci a “lasciar andare” i nostri figli, nel lungo e avventuroso viaggio della vita, incoraggiandoli, sostenendoli, dando loro fiducia ma a debita distanza per non intralciare il passaggio, per lasciar spazio di movimento, per non essere invadenti e onnipresenti pur restando a disposizione, quando serve, consapevoli del fatto che noi comunque ci saremo sempre, che saremo però una presenza costante ma soprattutto discreta. Restando appunto nell’ultima carrozza del treno.

Monica Alviti






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