UNO SGUARDO SULLA SETTIMANA


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pubblicato il 16 ottobre, 2020

Associare la parola “bolla” ad un incontro di pallacanestro risulta quantomeno bizzarro ma è quello che succede negli Stati Uniti da tre mesi a questa parte!

In questa settimana si è concluso il campionato cestistico Usa meglio noto con la sigla NBA (National Basketball Association); è in assoluto il torneo dove giocano i più forti atleti della disciplina, la maggior parte americani ma con nutrite schiere di europei (3 italiani), asiatici, africani e sudamericani. Insomma quasi un campionato del mondo della palla a spicchi!

Ma perché tale evento viene associato alla parola “bolla”?

E’ presto scritto: a partire dalla metà di luglio 22 squadre si sono ritrovate a Orlando in Florida, nella sede di un enorme parco divertimenti di proprietà della Walt Disney e sono state “rinchiuse” in questa gigantesca struttura, comprensiva di tre palazzetti perfettamente attrezzati,  per riuscire a portare a termine il torneo, fermato alla metà di marzo per la pandemia.

In questo luogo hanno creato quindi una “bolla” blindando le entrate e mettendo in campo misure di sicurezza e prevenzione eccezionali, tamponi quotidiani a tutti i giocatori nonché a staff tecnico e fornitori di materiali, nessun pubblico e partite trasmesse solamente in tv.

Tutto questo per riuscire a garantire diritti televisivi e contratti pubblicitari che altrimenti sarebbero saltati producendo un danno enorme per tutto il movimento, non solo per i ricchi giocatori o i proprietari delle squadre.

Beh, l’esperimento è riuscito, dopo quasi tre mesi non c’è stato nessun contagio (nel frattempo l’America è stata sempre sotto assedio del coronavirus con centinaia di migliaia positivi) e proprio nella notte tra domenica e lunedì scorso si è giocata l’ultima partita che ha incoronato i Los Angeles Lakers campioni NBA 2020.

Qualche problema si è riscontrato dal punto di vista psicologico in quanto tutti i partecipanti vivevano una sorta di (dorato) confino potendosi muovere solamente all’interno del parco divertimenti senza avere quindi contatti materiali e fisici con parenti e amici (naturalmente tutti erano ipercollegati con svariate chat e telefonate) ma sapendo di poter terminare il campionato e di offrire un bello spettacolo ai telespettatori di ogni parte del pianeta, le squadre hanno superato anche questo scoglio e tutto si è concluso in maniera splendida.

Sarà questo il futuro degli sport? Difficile immaginarlo anche perché non tutti hanno i soldi e la potenza organizzativa del campionato americano, speriamo invece di poter tornare a tifare “dal vivo” i nostri idoli!

Alessandro Seno






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